Sciopero generale, a Treviso il corteo contro la manovra del Governo

Un serpentone di lavoratori e pensionati venerdì 29 novembre per chiedere a Roma un’inversione di rotta rispetto alle politiche economiche attuali. Alta l’adesione nelle industrie, nel settore alimentare e in alcune realtà del terziario

Andrea Dossi
Il corteo per lo sciopero generale del 29 novembre (foto Nicola Mattiuzzo/Fotofilm)
Il corteo per lo sciopero generale del 29 novembre (foto Nicola Mattiuzzo/Fotofilm)

Corteo di oltre 1.500 persone a Treviso per lo sciopero generale. La Cgil e la Uil della Marca sono protagoniste della mobilitazione nazionale indetta in occasione dello sciopero generale di venerdì 29 novembre.

Il punto di ritrovo alle 9:30 a Treviso in via Roma per procedere poi verso piazza della Vittoria. La mobilitazione è contro la manovra di bilancio del Governo Meloni, che penalizza lavoratori, pensionati e i servizi pubblici fondamentali.

Lo sciopero di 8 ore (per l’intera giornata di lavoro), che coinvolge milioni di lavoratori e lavoratrici in tutta Italia, è stato proclamato per chiedere al Governo un'inversione di rotta rispetto alle politiche economiche attuate fino a oggi, ritenute inadeguate e dannose per il futuro del Paese. In particolare, la Cgil e la Uil rivendicano un intervento deciso per aumentare il potere d’acquisto di salari e pensioni, garantire il finanziamento di sanità, istruzione, servizi pubblici e politiche industriali efficaci, e fermare l’emorragia di diritti e tutele.

L’adesione

Dall'analisi dei dati sull'adesione allo sciopero emerge che le aziende del settore industriale, come Gruppo Zoppas, Stiga, Electrolux, De Longhi, O-I e 3B, registrano adesioni molto elevate, spesso superiori all'80%, a indicare un forte malcontento e una partecipazione attiva dei lavoratori.

Simili percentuali si riscontrano anche nel settore alimentare (Agricola Tre Valli, Labomar) e in alcune realtà del terziario come le mense aziendali (in alcuni casi si raggiunge il 100%).

I sindacati

«Eravamo in tanti e molti di più nei posti di lavoro hanno incrociato le braccia», commenta Mauro Visentin, segretario generale della Cgil di Treviso, «Questa mobilitazione è sentita».

«Qui è rappresentato il mondo del lavoro», continua Gianluca Fraioli, segretario generale Uil di Treviso e Belluno, «Non c’è la Cisl? Può essere che le strade tornino a congiungersi». Conclude Christian Ferrari, segretario confederale della Cgil: «La questione salariale è grande come una casa: lavoratori e pensionati hanno perso brutalmente potere d’acquisto e questa manovra taglia fondi pubblici, compromettendo i servizi. Infine, la legge Fornero è confermata e peggiorata».

Le rivendicazioni

Secondo Cgil e Uil, la manovra di bilancio proposta è insufficiente per affrontare le vere sfide del Paese e rischia di danneggiare gravemente i lavoratori, i pensionati e i servizi pubblici essenziali.

Si teme un aumento dei tagli ai servizi pubblici, in particolare sanità, istruzione e trasporti, con effetti devastanti per le fasce più vulnerabili della popolazione. Si segnala anche l'insufficienza dei rinnovi contrattuali per i lavoratori del pubblico impiego, che non coprono neanche un terzo dell'inflazione, e le politiche fiscali che, non contrastando adeguatamente l'evasione e riducendo la progressività, penalizzano i cittadini onesti.

Cgil e Uil chiedono una politica economica che miri a una reale uguaglianza sociale attraverso una maggiore tassazione sugli extraprofitti, lotta serrata all'evasione fiscale per finanziare adeguatamente settori cruciali come la sanità, l'istruzione e la ricerca.

Inoltre, chiedono rinnovi contrattuali che aumentino i salari e una rivalutazione delle pensioni adeguata, con l'introduzione della quattordicesima anche per i pensionati minimi. Le due confederazioni sindacali chiedono a gran voce anche una riforma complessiva del sistema pensionistico per superare la Legge Monti-Fornero, una politica industriale capace di proteggere i settori strategici e creare nuovi posti di lavoro, e interventi concreti per combattere la precarietà, garantendo maggiore sicurezza e diritti sul lavoro.

Infine, Cgil e Uil si oppongono fermamente al Disegno di Legge Sicurezza che limita il diritto di manifestare e di esprimere dissenso, chiedendo il suo ritiro immediato per rispettare pienamente i diritti e le libertà sancite dalla Costituzione.

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