Sciopero al centro Mediaworld

I 40 dipendenti contro alcune chiusure e i tagli alle maggiorazioni domenicali

Sciopero oggi per i 40 dipendenti di Mediaworld a Olmi che organizzeranno un presidio davanti al punto vendita dalle 10 alle 13. I lavoratori aderiscono alla serrata nazionale indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs unitamente al coordinamento unitario delle delegate e dei delegati. Mediamarket, l’azienda titolare in Italia dell’insegna Media World, secondo i sindacati ha annunciato la chiusura di alcuni punti vendita, licenziamenti, lo stop ai contratti di solidarietà e l’eliminazione dal 1° maggio 2018 della maggiorazione domenicale del 90% riconoscendo il solo 30% previsto dal Contratto nazionale.

«Per quanto riguarda il punto vendita di Olmi», precisa Massimo Boscaro della Fisascat Cisl Belluno Treviso, «troviamo inaccettabile il blocco della maggiorazione domenicale, perché gli addetti lavorano quasi tutte le domeniche, e questo taglio avrebbe un impatto pesante sugli stipendi. Al Mediaworld le condizioni di lavoro sono pesanti e sono peggiorate perché negli ultimi tre anni il numero degli addetti è diminuito e alla normale attività si è aggiunta quella legata alle vendite on line che tra l’altro non vengono conteggiate nel fatturato del punto vendita. Lo sciopero è solo il primo atto di una mobilitazione che proseguirà. A tal fine è proclamato da subito lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori».

L’impresa, sostengono le organizzazioni sindacali, è mossa dalla volontà di rendere tutti i punti vendita economicamente sostenibili in virtù di un bilancio consuntivo in perdita di 17 milioni di euro e ha precisato nel corso di un recente incontro che ciò si è determinato perché un maggior numero di negozi ha registrato un andamento negativo rispetto l’anno precedente. Considerato che l’esito dell’incontro porta ad ulteriore perdita di occupazione e alla volontà di ridurre il salario dei lavoratori, fanno sapere i sindacati, la decisione di proclamare «la mobilitazione nazionale è inevitabile e si pone l’obiettivo di far retrocedere l’azienda da tali decisioni e riportare le relazioni sindacali ad un confronto costruttivo che si ponga prima di tutto l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione e migliorare le condizioni di lavoro».

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