Scacco a Padova, esplode l’ira di Crisanti «Qui la fedeltà conta di più della scienza»

La Regione sceglie Treviso come centro di riferimento delle Microbiologie. «Da loro molti contagi, è un paradosso»
TOME-AGENZIA BIANCHI-PADOVA - CONFERENZA STAMPA AZIENDA OSPEDALIERA. CRISANTI
TOME-AGENZIA BIANCHI-PADOVA - CONFERENZA STAMPA AZIENDA OSPEDALIERA. CRISANTI

Padova

Incredulo, amareggiato e al tempo stesso quasi divertito da quello che definisce un «paradosso». Emozioni che si fondono irrompendo in una risata amara quando Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia dell’Azienda ospedaliera di Padova, apprende che d’ora in poi, non domani ma molto presto, anche il suo laboratorio dovrà fare riferimento a Roberto Rigoli, primario dell’unità complessa dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, già delegato del coordinamento delle 14 microbiologie del Veneto, sempre al fianco del governatore durante l’epidemia. «Auguro buona fortuna ai veneti», dice sarcastico il professore «non ne sapevo nulla, ma questa è la conferma che il mondo va al contrario».

Chiamato l’autunno scorso dall’Università di Padova per chiara fama dall’Imperial College di Londra e divenuto uno dei volti della battaglia al virus, per l’intuizione sui tamponi a tappeto e per lo studio sul cluster di Vo’, il professore, dunque, pur definito dal governatore un purosangue, a volte con la chiara intenzione di lodarne le qualità, altre con intenti più sibillini, finisce in panchina. Con lui tutta la squadra, quello stesso laboratorio di Microbiologia che nei mesi bui dell’epidemia ha processato centinaia di migliaia di tamponi, ottenendo sul campo i galloni di centro più attrezzato del Veneto. Eppure nel nuovo piano di sanità pubblica post emergenziale è previsto un cambio di rotta che sposta risorse, competenze e indirizzi lontano da Padova: «Nell’ospedale che non solo ha fatto pochissimo lavoro di analisi durante l’epidemia» chiarisce Crisanti «ma che ha registrato un numero altissimo di infezioni. Evidentemente è così che vengono definiti gli standard qui. Ed è disarmante che presupposti valori di fedeltà prevalgano sulla salute pubblica» si imbizzarrisce il purosangue di Zaia, quindi chiarisce: «Io non ho nulla contro Rigoli, sia chiaro, ma dal punto di vista scientifico, la sua capacità di analisi e le sue pubblicazioni parlano da sole e parlano chiaro».

Ed ecco quindi che il padre dei tamponi a tappeto dovrà rispondere al genitore del test rapido cui spetteranno regia e ultima parola su azioni e strategie: «In quel caso significa che, se lo riterrò necessario, disubbidirò» dice tranchant il direttore della Microbiologia padovana «non esiste ordine o legge che mi possa obbligare ad andare contro i valori scientifici. Qui ci sono molte cose che vanno a rovescio e alcune di queste mi ricordano il motivo per cui me ne sono andato dall’Italia per lavorare in un Paese in cui le bugie dei singoli e dei politici vengono considerate un delitto». Questo non significa, tuttavia, che il virologo sia pronto a fare di nuovo le valigie: «Sono venuto a Padova per dirigere la Microbiologia e ho dato il mio contributo, di tutte queste beghe mi interesso pochissimo» prosegue «tuttavia qui si valuta la fedeltà politica più delle capacità tecniche, di visione e analisi. Nel nostro laboratorio è stata decifrata l’epidemia ed è stato fatto l’unico lavoro scientifico di cui si parla nel mondo. Queste cose vengono ignorate e io ne prendo atto».

En passant, nel corso dell’epidemia Crisanti ha avuto una serie di battibecchi con il governatore, a partire dalla paternità del programma di tamponamento a tappeto, che peggiorava ogni volta che uno dei due sembrava voler porgere un ramoscello d’olivo, e anche con Rigoli – dall’andamento del virus all’efficacia dei test rapidi –, mentre c’è chi sostiene che il lavoro di squadra gli vada stretto. Detto questo, a spostare l’ago della bilancia sarebbe la convinzione che il talento del virologo si esprimerebbe meglio sulla ricerca universitaria rispetto all’assistenza ospedaliera, svincolato insomma da incombenze istituzionali e amministrative. Eppure Università e Azienda ospedaliera di Padova qualche settimana fa gli hanno affidato la direzione del dipartimento funzionale di Epidemiologia, Profilassi e Terapia delle Malattie Infettive, non proprio un ruolo da battitore libero. Ovunque sia, da qualche parte c’è qualcuno che si sbaglia. «Non entro nelle polemiche personali» conclude il professore «ognuno si prende la responsabilità di quello che fa e poi ne risponderà ai veneti». —

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