Sardine in piazza a Helsinki guidate dal trevigiano Nicolò

Le Sardine scendono in piazza anche a Helsinki. Sabato scorso, in concomitanza con il grande raduno di piazza san Giovanni a Roma, un centinaio di persone ha manifestato nel cuore della Finlandia, per sostenere il movimento e le sue rivendicazioni. A guidare le “Sardine emigrate” Nicolò Alban, 25enne trevigiano, studente di Scienza Politiche all’università di Padova, giunto a Helsinki con il progetto Erasmus al termine del percorso di studi magistrali.

«Siamo scesi anche noi in piazza e non eravamo solo giovani, c’erano adulti e anziani, tutti uniti per dire basta al linguaggio d’odio che purtroppo caratterizza la politica italiana». Le parole risuonate a Helsinki sono quelle che circolano in questi giorni nelle piazze italiane, Treviso compresa: rispetto per le persone, solidarietà, accoglienza, no a fascismo razzismo xenofobia, rispetto della Costituzione. Questa azione diffusa non viene definita “battaglia” perché anche questo è un termine guerresco che mal si presta a identificare questioni sociali o civili. Partendo dal linguaggio e passando all’atto pratico, le manifestazioni rimbalzano in un crescendo da nord a sud Italia ma anche all’estero, da Parigi a New York. «Qui a Helsinki abbiamo visto nascere il fenomeno delle Sardine sui social e ci siamo trovati subito in sintonia». Dopo un primo incontro informale in una caffetteria è stato deciso di scendere in piazza e proseguire l’attività formando un gruppo Facebook. «Del resto», precisa Alban, «siamo in tanti ormai a essere emigrati anche in Finlandia per lavoro o per studio e le Sardine stanno assumendo una dimensione europea». Il giovane trevigiano confessa di trovarsi spesso a disagio nel confrontarsi con i coetanei del resto d’Europa, di fronte a titoli di giornali e servizi televisivi in cui i politici italiani compaiono in genere per liti, diverbi, post offensivi e razzisti. Se non ci fosse da preoccuparsi si potrebbe ridere perché «siamo ai limiti del ridicolo».

Eppure uscendo dall’Italia e confrontandosi con altri sistemi di governo e altri stili si comprende – secondo Alban – che «si può far politica in altro modo e speriamo che l’Italia lo recepisca». Prima o poi. —

L.S.

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