Da Silvano a San Biagio, la cucina chiude: «Ci prendiamo una lunga pausa»
Un cartello affisso fuori dalla storica trattoria in località San Martino. La titolare Eva Faloppa: «Ho deciso di non riaprire per qualche mese e capire cosa fare della mia vita. Deciderò col tempo»

Fuori c’è un cartello bianco, la foto di una spiaggia e poche righe: «Ci prendiamo una pausa. Grazie di tutto. Chiudiamo momentaneamente questa avventura. Un grazie di cuore a tutti voi per averne fatto parte in questi anni». Niente annunci solenni, niente parole definitive. Eppure, a San Martino di San Biagio, quel foglio appeso alla porta del ristorante Da Silvano si legge come si fa per certe cose di paese: fermandosi un momento in più.
Perché da quella porta sono passati pranzi di lavoro, bolliti misti, feste della trippa, associazioni sportive, famiglie della domenica, clienti da tutta la Marca. Più che un locale, un’abitudine. E più di cinquant’anni di paese.
Il locale, storico punto di riferimento della frazione, è chiuso dal primo agosto. Non per sempre, almeno non per ora.
Eva Faloppa, che con la famiglia ha portato avanti l’eredità del padre Silvano, sceglie parole caute: «Mi prendo una pausa. Può essere che riapra, come no». Il ristorante non sarà messo in affitto e non sarà venduto; rimane in attesa di una decisione.
«Ho deciso di chiudere per qualche mese e capire cosa fare della mia vita», racconta. Non parla di mancanza di clienti, né di un ristorante in difficoltà. Anzi: «il lavoro va alla grande». La questione, spiega, è un’altra: il peso di un’attività che, quando sei titolare, non concede vere pause. E il suo caso non è isolato. «Non sono l’unica attività storica della provincia a chiudere. Forse dall’alto dovrebbero domandarsi il motivo».
Aperto nel giugno del 1971 da Silvano Faloppa e dalla moglie Rosanna Florian, il locale è diventato negli anni uno dei luoghi più riconoscibili di San Martino. Il bancone era il posto naturale di Silvano. Stava lì, tra un saluto e una battuta, più uomo di relazioni che semplice oste. Attorno al ristorante aveva fatto crescere le iniziative per la comunità, il sostegno allo sport, la cura per la chiesetta di San Martino, a pochi passi dal locale.
In cucina, la tradizione trevigiana aveva il volto dei piatti solidi e senza mode: il bollito con il cren fatto in casa, la cacciagione di stagione, la trippa del Primo maggio. Proprio la festa della trippa era diventata un rito popolare. Nata nel 1975 per radunare la piccola comunità di San Martino, era cresciuta fino ad attirare persone anche dai comuni vicini. Trippa alla parmigiana e in brodo, centinaia di porzioni, la messa, la benedizione delle auto, i trattori d’epoca. Un copione ripetuto per decenni, che raccontava meglio di molte parole che cosa fosse Da Silvano.
Dopo la morte di Silvano, nel 2013, la famiglia ne aveva raccolto l’eredità: Eva, il fratello Giuliano e Rosanna avevano continuato a mandare avanti il ristorante. Una storia fatta di cucina, ricorrenze, clienti abituali e memoria di paese: tutte quelle cose che rendono una trattoria storica qualcosa di più fragile e più importante, di una semplice insegna.
Per ora Da Silvano non saluta in modo definitivo. Si ferma. E forse questa incertezza dice molto del momento che attraversano tanti locali storici.
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