«Rugby Tarvisium, una scuola di vita»

Santa Caterina gremita per celebrare le “magliette rosse”. La passerella degli ex campioni, le note di Bizzarro
GUERRETTA AG.FOTOFILM TREVISO TRAGUARDI 50 ANNI DI TARVISIUM, A S. CATERINA
GUERRETTA AG.FOTOFILM TREVISO TRAGUARDI 50 ANNI DI TARVISIUM, A S. CATERINA

«I nemici non esistono, si chiamano avversari. E non sono invincibili, rappresentano uno stimolo», rimarca l’ex rugbista Paolo Marta, ora ingegnere. «Impari ad analizzare dove hai sbagliato, senza criticare il collega. L’alibi nasce dal non giustificare una sconfitta», sottolinea Massimiliano Ruggiero, Centro Formazione Banca Generali ed ex maglietta rossa. «Il rispetto delle regole alla base di tutto», aggiunge Luca Panzavolta, amministratore delegato Conad.

In sintesi: i valori del rugby come scuola di vita. Da applicare al lavoro, nelle strategie aziendali, nella vita di tutti i giorni. Con un auspicio: «Superare i campanili, diventare esempio per il Paese», suggerisce Ruggiero.

I 50 anni della Tarvisium diventano l’occasione per capire come la palla ovale possa seminare bene anche fuori dal campo. I traguardi dell’economia che trovano affinità con quelli raggiunti su un rettangolo verde, centrando i pali o depositando in meta. I traguardi di una comunità che s’ispirano a quelli suggeriti dal rugby, disciplina che ha fatto (e fa tuttora) la storia di Treviso. E che ha nelle “magliette rosse”, culla di dinastie quali i Francescato (come non ricordare Ivan?), una società-bandiera.

«Ciò che ha molto valore, è destinato a lunga durata. Tarvisium ha portato valore alla nostra città», sintetizza il vicesindaco Andrea De Checchi. A Santa Caterina, moderatore il giornalista della tribuna Andrea Passerini, prende forma un dibattito - in sinergia con Banca Generali - che esce dagli schemi fissi di ogni celebrazione. Le note di Ricky Bizzarro introducono un viaggio nella memoria, che è anzitutto una riflessione sugli insegnamenti della palla ovale. Da quel 2 agosto del 69 da cui tutto partì all’esempio dei relatori che hanno saputo trasferire le virtù del rugby nel pianeta lavoro.

«Ho imparato che la paura non deve mai limitare la mia libertà. Il rugby è religione laica che si basa su impegno e fatica. Le linee del campo sono anche quelle della vita», evidenzia Marta.

«Alla Tarvisium il primo pensiero non è mai stato formare campioni. Ed è per questo che sosteniamo la Juniores e non la prima squadra: ci piace l’idea che il rugby educhi alla vita, prepari i ragazzi all’età adulta», riflette Ruggiero.

«Il senso della squadra oggi lo insegna solo lo sport. Il rugby meglio di altri sport», riassume Alberto Fedel, socio fondatore di Newton, fra le più importanti società di formazione in Italia. Sipario con la storia: applausi calorosi, quando si citano Natalino Cadamuro e Luigino “Ino” Pizzolato, fondatori Tarvisium. —

Mattia Toffoletto

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