Riprendono le ricerche di Mario Bonduan scomparso dieci anni fa

Le segnalazioni più attendibili sul pensionato di Casier sono arrivate dal Montello e nell’area di Volpago  Le figlie: «Lo cerchiamo vivo» 

casier. Dieci anni fa, oggi. Il 30 dicembre 2009, poco prima di cena, Mario Bonduan, di Casale, entrava al bar “All’orso grigio” in centro a San Candido assieme a un amico, ordinava un caffè, andava ai servizi e, da quel momento, faceva perdere ogni traccia. All’epoca aveva 67 anni. Affetto da un principio di demenza senile, si presume che sia uscito dal locale (affollato) senza essere visto dall’amico, per poi vagare confuso verso chissà quale destinazione. Dieci anni di ricerche, segnalazioni, appelli dei familiari si sono rivelati vani; la notizia, oggi, è che la Prefettura ha disposto nuove ricerche sull’area del Montello, a Volpago, come chiesto dai familiari, perché è da lì che, nel 2014, è giunta l’ultima segnalazione, una delle più attendibili.

«SPERIAMO ANCORA»

«Noi lo cerchiamo vivo» racconta la figlia Stefania, e con «noi» include la sorella Angela e non più mamma Anna, «cui Mario era legatissimo, era la sua ombra», mancata due anni fa. Vivo, dieci anni dopo? «Aveva un problema di demenza senile, ma nessun guaio fisico. Sarebbe potuto arrivare ovunque, come dimostrano le segnalazioni nell’area del Montello. Nel 2014 una signora ha descritto in maniera dettagliata un uomo che gli assomigliava, riferendo alcuni particolari su delle calzature che solo lui poteva portare. Potremmo procedere con la dichiarazione di morte presunta ma al momento non lo faremo, dentro di noi sappiamo che c’è ancora speranza. Papà potrebbe essersi unito a qualche gruppo di clochard, chiediamo l’aiuto di chi frequenta strutture di accoglienza, stazioni, luoghi in cui vivono i senzatetto. Potrebbe essere ovunque». Bonduan aveva già manifestato episodi di disorientamento prima della sera della scomparsa. È possibile che abbia lasciato il centro di San Candido convinto di trovarsi altrove, non sarebbe stato difficile per lui salire su un treno (dove, peraltro, i cani molecolari ne fiutarono le tracce all’epoca)e spostarsi, anche di parecchi chilometri.

NUOVE ricerche

«La zona attorno a San Candido è stata controllata bene» continua la figlia Stefania, «pare che dopo essere uscito dal locale abbia percorso la statale per Dobbiaco e da lì preso un treno, ma in quei giorni aveva nevicato molto, le tracce erano flebili e i cani molecolari uscirono venti ore dopo la scomparsa. Tutte le ipotesi sono ancora sul tavolo, e come allora chiediamo la collaborazione di tutti. Di recente la Prefettura ha accolto la nostra richiesta e si è attivata per nuove ricerche che partiranno nei prossimi mesi nella zona di Volpago».

l’appello

«Dieci anni sembrano tanti, ma non abbiamo ancora metabolizzato ciò che è successo» conclude Stefania. «In dieci anni papà sarà cambiato molto, ma alcune caratteristiche saranno rimaste le stesse. Le folte sopracciglia, un dente mancante nell’arcata superiore sinistra. Se qualcuno lo avesse incontrato, sappia che le sue passioni erano la Val d’Aosta, i francobolli, le bocce. E la nostra mamma». —

Andrea De Polo

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