Doppio crematorio a Treviso fermo da 14 anni. Un forno non basta, c’è un nuovo stop
Troppe richieste al servizio, così i sistemi sono andati in tilt: l’impianto chiuso ancora a tutte le salme da fuori Comune. Il piano del raddoppio presentato nel 2012: i soldi ci sono, manca l’accordo

Il raddoppio dell’impianto di cremazione di Santa Bona è un progetto che era stato presentato come necessario già nel 2012, quattro anni dopo l’inaugurazione. Sono passati quasi tre lustri e il piano è ancora lì, dettagliato, su carta. I soldi ci sono, quel che manca pare sia un accordo.
E la conseguenza è che l’unico forno crematori attivo nel “supremum vale” oggi non basta più ed è costretto a continui e sempre più frequenti interruzioni di servizio, vuoi per manutenzioni, vuoi per l’aumento delle richieste. Ed è esattamente quanto sta avvenendo in questi giorni.
Stop agli arrivi extra Treviso
Il messaggio è stato diramato dal crematorio di Treviso a tutti gli operatori delle onoranze funebri nei giorni scorsi: «Per motivi logistici saranno bloccati gli arrivi dei feretri da tutti i comuni, sia convenzionati che non convenzionati, al crematorio fino a mercoledì 4 marzo compreso. Da questo blocco sono comunque escluse le salme di residenti nel Comune di Treviso» che saranno le uniche che l’impianto continuerà ad accettare.
Da giovedì 5 marzo si dovrebbe avere una parziale riapertura delle accoglienze per i cari estinti in servizio integrato, ma dipende se nel frattempo si sarà riusciti a eliminare le attese per l’impianto.
Impossibile prenotare
A dimostrazione di come tutto l’impianto sia in crisi anche l’impossibilità di prenotare cremazioni o accessi, ma anche ritiri di ceneri.
«Per la prenotazione della cremazione dei residenti nel comune di Treviso l’impresa dovrà chiamare il crematorio perché il sistema non permette la presentazione» spiega infatti la struttura che specifica come anche il ritiro delle ceneri dovrà essere organizzato telefonando «perché il sistema non permette la prenotazione essendo tutto bloccato».
Il potenziamento
Il progetto presentato nel 2012 aveva già tutti i numeri in linea. Il costo stimato era stato calcolato in 1,3 milioni di euro, somma da coprire poi nel corso degli anni con quanto versano le famiglie per il servizio (421,47 euro per chi risiede a Treviso e 542,47 euro per chi viene da fuori). Già calcolati anche gli spazi, di fatto adiacenti a quelli del forno oggi in attività a Santa Bona. A realizzarlo sarebbe stata Contarina per il consorzio Priula.
Allora, 14 anni fa, si parlò di un project financing, poi nel tempo Contarina ha iscritto il progetto dell’ampliamento del crematorio nel suo piano finanziario. Carte tante, lavori nessuno.
Il blocco politico?
Il raddoppio venne presentato in epoca Gobbo-Gentilini. Non venne fatto allora; non venne fatto nel mandato Manildo; non è stato fatto nel primo e nemmeno (ad ora) nel secondo mandato Conte. La ragione? Impossibile da trovare. Ma visto che sia a livello logistico che finanziario il piano è fattibile, non resta che la clausola politica, sulla quale Contarina e Comune non avrebbero trovato una quadra continuando a mandare palla avanti, quando non direttamente in tribuna.
E intanto a patire i disagi e i problemi sono gli utenti che, se è vero che non hanno visto aumentare il costo - almeno - per la cremazione, oggi devono farsi carico di tempi più lunghi del passato e spese incrementate del 30% per tutto quel che concerne poi sepolture e servizi cimiteriali.
Ed è un contesto generale di aumenti che in questi anni ha indotto molte famiglie a scegliere proprio la cremazione, per risparmiare, contribuendo così all’intasamento di una struttura che non si è adeguata alle richieste.
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