Refrontolo, accuse alla Regione: "Danni chiesti troppo tardi"

REFRONTOLO. Franco Gabrielli, capo nazionale della Protezione Civile, inchioda la Regione Veneto: conferma che la richiesta dello "stato di emergenza" per i danni del 2 agosto 2014 è arrivata solo il 5 febbraio 2015, e sottolinea che la Puglia aveva attivato la medesima procedura 6 giorni dopo l'alluvione del 6 settembre. Senza attendere di "sommare" nella stessa domanda più di una calamità, come invece aveva detto di voler fare la Regione Veneto. Gabrielli, in una lunga mail alla senatrice del Pd Laura Puppato, fa chiarezza una volta per tutte sulle procedure da seguire per la richiesta dello stato di emergenza (e non "di calamità", legato esclusivamente al settore agricolo). E, leggendo tra le righe, per le cento famiglie di Refrontolo, Tarzo, Cison e Pieve di Soligo in attesa di risarcimento dei danni non sembrano essere in arrivo buone notizie: è difficile che sia riconosciuto uno stato di emergenza sette mesi dopo i fatti.

La Regione continua a difendersi (ricordando di aver stanziato di tasca propria 4 milioni di euro per lo "stato di crisi" subito dopo l'evento), ma il centro sinistra è furibondo: perché non è stato chiesto subito lo stato di emergenza? La Puglia l'ha fatto: «La Regione Puglia - spiega Gabrielli - in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito il territorio della provincia di Foggia dall'1 al 6 settembre 2014, ha fatto richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza con nota del 12 settembre 2014». E il Veneto? «La Regione Veneto ha inviato il 5 febbraio la richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza per gli eccezionali eventi atmosferici che hanno colpito i territori dei Comuni di Refrontolo, Tarzo, Cison di Valmarino e Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, lo scorso 2 agosto 2014».
Stando alle parole di Gabrielli, quindi, perderebbe di consistenza la difesa della Regione: «Abbiamo aspettato per inserire più eventi calamitosi nella stessa domanda» come dissero una settimana fa, il giorno stesso in cui inviarono la domanda al governo, Luca Zaia e Roberto Tonellato, capo Protezione Civile Veneto. L'altra tesi difensiva della Regione e di alcuni sindaci è che lo Stato avrebbe potuto elargire contributi "sulla fiducia": «Sono stati qui, hanno visto da soli cos'è successo» disse qualche giorno fa Gianangelo Bof, sindaco di Tarzo e fedelissimo di Zaia.
È ancora Gabrielli a mettere ordine: «Lo stato di emergenza - che può avere una durata di 180 giorni, prorogabili per altrettanti una sola volta - viene deliberato dal Consiglio dei Ministri su proposta della Regione coinvolta dagli eccezionali accadimenti naturali o antropici». E tutte le Regioni erano state informate di questo con una direttiva del Presidente del Consiglio inviata il 26 ottobre 2012. La tanto vituperata "Roma", quindi, ha funzionato quando ha funzionato la Regione: per la Puglia il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo stato di emergenza il 23 ottobre, e fissato uno stanziamento di circa 10 milioni di euro. Il 20 per cento dei danni rendicontati dalla Regione. Per Refrontolo, Tarzo, Cison e Pieve i danni ai privati ammontano a 2 milioni 700 mila euro: i soldi ci sarebbero stati, eccome. Ma adesso, i quattro Comuni sono ancora in stato di emergenza?
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