Prosecco, il pasticcio delle aree: «Perdite per milioni»

TREVISO. È una storia di conti sbagliati.Ma quando non tornano i numeri di ettari da coltivare a vigneto di Prosecco, nella zona della Doc, è anche questione di soldi. Tanti, tantissimi. Il Prosecco è sul podio dei distretti industriali che più tirano in Italia, la miniera d’oro dei viticoltori trevigiani (un tempo) e oggi di mezzo Veneto e Friuli, la locomotiva dell’agroalimentare del Nordest che fronteggia la più grande crisi economica dal dopoguerra. All’appello, sostengono i produttori, mancherebbero dai 25 ai 30 milioni di mancati introiti. C’è chi dice addirittura 40, con indotto primario e secondario. Cifre esagerate, secondo il consorzio Doc: «Impossibile far conti, produzioni e prezzi variano, ci sono oscillazioni anche rilevanti legate a clima e qualità: fare calcoli puramente teorici è sbagliato».
Ma i produttori che un anno fa hanno dovuto stoccare il 20 % della produzione (poi scesa al 15%), e poi l’ha dovuta rivendere come vino bianco da tavola, sono infuriati. Non c’entrano Valdobbiadene e Conegliano, culle del Prosecco Docg. Esplodono le bollicine della Doc, la creatura della grande riforma voluta da Zaia quand’era ministro dell’Agricoltura, che ha consentito la coltivazione del Prosecco Doc, nella pianure di Veneto e Friuli, fino al mare. Fuori dalla sua culla, le inimitabili colline di Valdobbiadene e Conegliano, la zona oggi Docg. Lo chiamano già il «pasticcio del Prosecco Doc». E mai come ora il brand trevigiano più famoso al mondo avrebbe fatto volentieri a meno di polemiche. Ma il tappo è saltato, su quei 2.000 ettari, o quasi, mancanti all’appello: la Regione aveva varato un disciplinare con i 20mila ettari, ora una serie di controlli ha fatto scoprire che ne sono stati coltivati effettivamente 2.000 in meno. Il 10 per cento, mica bruscolini. E le proteste dei produttori non sono state frizzanti come le bollicine nei calici. Basta sentire Fiorenzo Lorenzon, produttore di San Biagio. 60 anni ieri, 30 ettari di vigne (altri 25 sono a seminativo): «Lo avevo detto subito che i conti non tornavano nella produzione 2013/2014, troppe cose strane, anche al momento di approvare il bilancio», sbotta, «io ci ho rimesso 20mila euro, con la produzione stoccata come Prosecco e poi rivenduta come vino bianco da tavola. Vino da 0,70 centesimi al litro, l’ho dovuto rivendere a 0,20. Ho protestato, i vertici mi hanno richiamato più volte: ora cosa dovrei dire? Il Prosecco è l’unica vera risorsa per noi agricoltori, oggi, non si guadagna mica con latte e mais: anzi lì ci si rimette, e tanto»
. Ma di chi è la colpa? «Non lo so, e non voglio accusare nessuno, se ne sentono troppe. Certo ci sono situazioni che non vanno bene, a suo tempo me l’ero presa con il presidente Brunetta, ne chiedevo le dimissioni dal consorzio perché non tutelava i produttori. Vedo che oggi ha 4 incarichi: vicepresidente del consorzio Doc, presidente del Consorzio Agrario, vicepresidente della Coldiretti, membro della giunta camerale. Si può far bene tutto, con tante careghe?» Poteva non scattare la caccia al responsabile? Si parla di rimpalli fra consorzio Doc e Regione. C’è chi ha tirato fuori lo studio commissionato a un docente universitario, chi la stessa consulenza di Avepa, l’agenzis della Regione. E chi vorrebbe risalire indietro (al 2012?), per capire come il consorzio abbia potuto ratificare l’errore (all’epoca era presidente proprio Fulvio Brunetta, predecessore di Zanette). Resa dei conti nel consorzio? I più vicini al presidente Stefano Zanette sono già in guardia, e temono che il caso si rovesci sull’attuale presidente. I contestatori, per la verità, mettono nel mirino la precedente gestione Brunetta e la direzione di Luca Giavi, in passato direttore del consorzio del radicchio rosso. Infine il piano politico: «Dire Prosecco vuol dire Zaia», ammonisce un produttore, «è lui il padre della riforma?». Lega in fibrillazione, a pochi mesi dalle urne; l’assessore regionale Franco Manzato è intervenuto subito per cercare di sminare il caso, e ha deciso la linea del «risarcimento» di superficie ai produttori già attivi. E in commissione regionale potrebbe sbarcare presto il nuovo disciplinare, per correggere il grande pasticcio...
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso









