Prosecco decimato e ulivi devastati Conto a sei zeri per le ditte agricole
VITTORIO VENETO
Dopo la grandinata di martedì arriva anche la conta dei danni nei vigneti del Vittoriese. Le criticità maggiori si sono verificate nella zona di San Giacomo di Veglia, Meschio e Costa, nel Comune di Vittorio Veneto, e poi a Cappella Maggiore. «Per un quarto d’ora sono venuti giù chicchi di grandine grossi come noci», spiega Sergio Altoè dell’azienda agricola di via Margogne a San Giacomo di Veglia, «sono stato colpiti ben 15-16 ettari del nostro vigneto di Prosecco. La perdita della produzione è almeno del 35 per centro». La grandine ha lasciato il segno anche nella zona dei prati di Meschio, con danni che in qualche caso superano la metà della produzione di uva. Particolarmente battuta dalla grandine anche l’area attorno all’ospedale di Costa e la zona di Anzano, dove per un po’ le strade si sono trasformate in fiumi. Il periodo dell’anno è quello più delicato per la maturazione dell’uva, e quindi anche quello in cui la grandine fa danni più consistenti.
UNA DISTRUTTA
«Abbiamo avuto una perdita compresa tra il 30 e il 40 per cento», testimonia il titolare di due vigneti di due ettari e mezzo ciascuno, coltivati a Prosecco. I filari si trovano in via del Cansiglio e nell’area del poligono di tiro, nel Comune di Cappella Maggiore. «Ed è stata anche una fortuna che la grandine fosse di piccole dimensioni», prosegue l’imprenditore vitivinicolo «è andata male ma poteva andare peggio, non è stata come quella del 2017 che qui aveva fatto un disastro. Se fosse stata molto più grossa avrebbe rovinato anche i cavi delle vigne, e in quel caso per sistemarli ci vogliono anche degli anni». A Cappella Maggiore la grandine ha danneggiato i grappoli d’uva prossimi alla maturazione. «È stato un fenomeno a macchia di leopardo», spiega l’assessore all’agricoltura Flavio Cillo, «la tempesta ha colpito parte della zona collinare di Anzano e una fascia attorno al cimitero della frazione, qui i danni arrivano anche al 50 per cento».
PERIODO DELICATO
Conta perdite consistenti alla produzione anche Toni De Luca, noto per essere stato il padre adottivo del mulo Iroso, simbolo degli alpini. La tempesta gli ha rovinato oltre un centinaio di piante di ulivo sulle colline di Anzano. Anche qui la perdita è del 30 per cento circa. Consorzi, Comuni e associazioni stanno raccogliendo lin queste ore e segnalazioni dei danni. «Questo è uno dei peggiori periodo a ridosso della vendemmia», spiega Fiorello Terzariol di Condifesa Treviso, «perché il grappolo è formato, gli acini cominciano a essere un po’ più teneri perché vanno a ridosso della maturazione, qualsiasi oggetto che li colpisca, tanto più la grandine con la sua forza fisica, molto facilmente li lacera, creando problemi di muffe. Le aziende agricole ora devono intervenire al più presto con prodotti specifici per limitare i danni registrati». Chi ha potuto si è difeso con i cannoni e le reti antigrandine, adatte però per i frutteti. —
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