«Poche risorse alla disabilità I nostri figli lasciati indietro»

Mara Maccari, portavoce delle famiglie con ragazzi colpiti da gravi handicap  «Servono più investimenti nel sociale, oppure il Dopo di noi rischia di saltare»

FONTANELLE. «Fra Oderzo e Motta i servizi offerti a sostegno dei disabili sono rimasti fermi a vent’anni fa». È l’accusa lanciata da quattro genitori con figli gravemente disabili residenti nella zona. Nemmeno i privati riescono a sopperire alle difficoltà.

LA DENUNCIA

«I progetti ideati a Portobuffolè dall’associazione Oltre l’indifferenza, e a Lutrano dalla fondazione Il nostro domani, non sono mai decollati» dice Mara Maccari, ex consigliere comunale a Fontanelle e genitore di un figlio disabile. A finire sotto accusa sono i posti a disposizione nei centri diurni, giudicati troppo pochi rispetto alle esigenze di tante famiglie che si trovano a convivere con l’handicap di un loro caro. «Per la legge sul “Dopo di noi”, ognuno dovrebbe essere libero di scegliere come vivere. Tutti dovrebbero avere la possibilità di decidere se entrare in una struttura o vivere a casa propria. Ma da tre anni i progetti vanno a rilento: Regione e Comuni dovrebbero svolgere una parte attiva, ma questi ultimi se ne stanno fuori» commenta con preoccupazione Maccari. Carenza di risorse e lunghe liste d’attesa sono tra i principali ostacoli che le famiglie con figli disabili devono affrontare per far sì che i loro cari possano entrare in una struttura, dove svolgere attività, stimolare la socializzazione e le abilità residue. Non sono cose da poco, se si pensa che l’alternativa diventa una sola: i ragazzi con disabilità gravi, se non riescono ad accedere a un centro dedicato, si ritrovano a dover stare a casa, soli con la loro famiglia, spesso riducendo i contatti con l’esterno e senza poter contare su personale specializzato per aiutarne l’inserimento nel tessuto sociale. «Così non c’è più vita» avverte Alice Pelà. Nella maggior parte dei casi almeno uno dei genitori deve licenziarsi dal lavoro per assistere i figli. «Così non vengono riconosciuti i contributi, e arrivati all’anzianità non possono avere una pensione nonostante la loro scelta di seguire a casa i propri cari disabili abbia fatto risparmiare lo Stato. Così le famiglie si impoveriscono». Ad aumentare l’amarezza ci sono anche altre questioni economiche. «Nostro figlio per poter camminare ha bisogno di scarpe ortopediche che vengono passate dall’Usl 2. Dopo un anno di utilizzo erano distrutte e abbiamo chiesto di cambiarle, ma ci è stato risposto che avremmo dovuto aspettare altri 6 mesi. Abbiamo speso 160 euro per acquistarle, ma non basta: nostro figlio ha bisogno tutti i giorni della soluzione Clenil, che dobbiamo pagare noi», dicono Cristina Vendrame e il marito Alessandro Cenedese. «Sono piccole cose che ti fanno sentire abbandonato dalle istituzioni». Anche la legge sul “Dopo di noi” rischia di non dare vere risposte. I progetti costano circa 1.800 euro al mese, troppi. «Dà risposte a chi ha una certa autonomia, ma non ai gravissimi», avverte Maccari.

LA REPLICA DELL’USL 2

Il direttore del Sociale dell’Usl 2 George Louis Del Re ha fatto sapere di «stare lavorando, d'intesa con Regione e Comitato dei Sindaci, a numerosi progetti per potenziare il sistema di accoglienza e sostegno alle persone con disabilità» e che «nel corso del 2019 sono stati realizzati, sul territorio, ben 22 progetti innovativi che hanno interessato 104 persone con disabilità grave per sviluppare l'autonomia e percorsi di residenzialità e di sollievo alle famiglie. Tutti i progetti sono caratterizzati da minor impatto economico sulle famiglie. Inoltre, il tema disabilità sarà al centro dell'attenzione nei nuovi Piani di Zona, dove saranno potenziati tutti gli interventi» —

Niccolò Budoia

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso