Pieve, Bocon 4.0 prende per la gola i buongustai Usa

PIEVE DI SOLIGO. Gnocchi di cavolfiore? O, a vostra discrezione, di cavolfiore nero saltaticon le acciughe? E perché no: gli gnocchi al cioccolato? Queste e tante altre sorprese – 90 i piatti confezionati – nei capannoni di Bocon in via Montello a Pieve di Soligo. Un ambiente che sembra come tanti altri del Quartier del Piave, ma quando apri lo scrigno ti trovi davanti all’enogastronomia che per comodità diciamo “industriale”, ma che nella materia prima e nella confezione rispetta la più rigorosa identità di Marca.
Un’azienda di prelibatezze alimentari a km0, esportate in tutto il mondo, che ieri è stata visitata da Luca Zaia, presidente della Regione. Una realtà del surgelato che Luca e Donatella Ricci, con i loro tre figli, stanno consolidando con altri 16 milioni di nuovi investimenti. Già oggi l’azienda registra oltre 30 milioni di fatturato e conta sull’apporto di 130 collaboratori. L’80% della produzione va all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. «Fin dall’inizio, la linea-guida di Luca e Donatella è stata quella di portare sulla tavola dei consumatori piatti preparati con ingredienti selezionati, a chilometro zero, basati su ricette tradizionali», riconosce Zaia, dopo aver ascoltato la storia del titolare e di chi ha condiviso, più da vicino, la sua avvenura. Sono proprio loro – in particolare la signora Donatella – a sperimentare le ricette. «Se questi piatti non piacciono a noi», dice lui, «da qui non escono». Patate, spinacci e radicchio: questa la materia prima che producono in proprio. «E da qui siamo partiti», racconta Luca, «per esplorare nuovi ingredienti e combinazioni, creando prodotti che soddisfano sia i consumatori onnivori che i vegetariani e i vegani, in una festa di sapori».
Da Bocon trovi il “Gratin di Broccoli”, cioè di cavolfiori e broccoli romaneschi gratinati.
Oppure il frico friulano, a base di patate e formaggio Montasio. I canederli sudtirolesi vanno a ruba, ma anche un cous cous vegetariano o l’insalata di quinoa. Leggerissime le pizzette, con tutti i possibili ingredienti. Il miglior Merlot dell’anno, premiato a Trento, è il loro. E in faccia alle colline Unesco, come potrebbero i Ricci non “coltivare” il Prosecco? Ben 2 milioni di bottiglie. Più di 35 gli ettari destinati al cavolfiore e una decina quelli a ciliegio.
«Abbiamo fondato quest’azienda nel 1987, dopo che qualche anno prima avevo concluso il Cerletti a Conegliano», riferisce Luca. Il fatturato l’anno scorso era cresciuto del 44%, quest’anno aumenterà di un’altra quota consistente, il 33%. «Ci piace far lavorare il territorio, i nostri giovani. Il lavoro da noi non manca. Siamo chiusi solo la domenica», racconta ancora Ricci, che ha portato lavoro anche in Africa. «I nostri collaboratori li fidelizziamo e per questo li paghiamo bene», tiene a far sapere il titolare. A Zaia vengono mostrati i nuovi investimenti.
«Sarà un’azienda 4. 0.Non abbiamo consumato un solo metro quadrato di territorio in più e gli impianti saranno tutti sostenibili; l’energia ce la produciamo in proprio, è fotovoltaica». I prossimi obiettivi? 7.400 tonnellate di prodotti finiti, di cui 2.100 nel solo settore dell’agricoltura. Le ciliegie che crescono nei tre ettari sono da guardare, prima che da assaporare: pesano ciascuna 20 grammi, ne bastano cinque per farne un etto. «Tutto ottimo», conclude Ricci, «ma bisogna sacrificarsi. E mai fermarsi. Tanto meno con le ricette». —
Francesco Dal Mas
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