Picchetto contro i licenziamenti alla Artoni

A Casale i lavoratori padovani dell’azienda di trasporti bloccano gli ingressi: disagi, arriva la polizia
Agostini Casale sul Sile protesta ditta fachinaggio ditta artoni
Agostini Casale sul Sile protesta ditta fachinaggio ditta artoni

CASALE SUL SILE. Picchetto dei lavoratori licenziati dal magazzino della Artoni di Padova, ieri allo stabilimento dell’azienda di Casale sul Sile. Una cinquantina di loro per diverse ore ha presidiato i cancelli del magazzino impedendo l’ingresso e l’uscita dei camion della nota azienda di spedizioni. Dopo un Capodanno di trincea per 41 lavoratori padovani della Artoni, lasciati a casa senza preavviso l'antivigilia di Natale, ieri pomeriggio i dipendenti licenziati, rappresentati da Adl Cobas, hanno deciso di accamparsi davanti ai cancelli dello stabilimento di via Nuova Trevigiana per manifestare il loro dissenso rispetto alla decisione della proprietà che di fatto ha bloccato ogni possibile trattativa. «Oggi, siamo qui per estendere la lotta, coinvolgendo altri lavoratori di altri magazzini e respingere la gravissima provocazione messa in atto da Artoni che ha deciso di gettare su una strada 41 lavoratori che svolgevano per conto della cooperativa Emmegierre il lavoro di facchini», spiega Adl Cobas, «dal 10 gennaio, Artoni ha fatto partire una procedura di mobilità che riguarda altri 95 dipendenti a livello nazionale che interessa 14 magazzini, ma con la particolarità che, mentre per tutti gli altri magazzini sono previsti tagli di varie dimensioni del personale, per Padova l'intenzione è quella di licenziare tutti i 20 dipendenti che operano all'interno della filiale». Artoni Trasporti nei giorni scorsi aveva fatto sapere che, dopo aver ricevuto la disdetta del contratto da parte del Consorzio Sicurint Group, che aveva affidato alla Cooperativa Emmegierre la commessa per la gestione di alcuni servizi, aveva deciso di avviare in modo autonomo le procedure di assunzione di personale. Per Artoni Trasporti si tratterebbe quindi di una scelta organizzativa aziendale. Ma il punto di vista dei lavoratori è diametralmente opposto: per questo hanno deciso di attuare il picchetto davanti ai cancelli dello stabilimento di Casale, creando qualche disagio alla circolazione al punto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. «A fronte della proposta indecente uscita dall'incontro in Prefettura da noi richiesto dopo i licenziamenti, che prevedeva l'utilizzo di lavoratori interinali per far ripartire il magazzino e il più totale arbitrio di Artoni nell'assunzione di un numero imprecisato di licenziati da Emmegierre, l'unica scelta percorribile era quella di mantenere il presidio ed estendere la lotta ad altri magazzini». I licenziati sono in prevalenza italiani, marocchini, tunisini e nigeriani, che da anni lavorano da Artoni in subappalto tramite cooperative. «Chiediamo ai lavoratori di Treviso di solidarizzare con noi, affinché Artoni torni sui propri passi, perché il lavoro c’è». (s.g.)

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