Il foro di Treviso piange Antonio Munari, l’avvocato gentiluomo: «Raffinato umanista e grande maestro»

Aveva 89 anni, è stato un riferimento per due generazioni. Con l’amico Raccamari ideò il “Città di Treviso” di minirugb

Andrea Passerini
L’avvocato Antonio Munari aveva 89 anni
L’avvocato Antonio Munari aveva 89 anni

Il foro di Treviso e la città piangono uno dei professionisti più illustri: l’avvocato Antonio Munari è mancato ieri a Venezia, dove si era ritirato da qualche tempo con la moglie Marina Tabacchi, socia per oltre 40 anni dello studio Laghi. Fra pochi giorni, sabato 4 aprile, avrebbe compiuto 90 anni. «Se ne va un signore e un gentiluomo, grande d’animo e di sapere» dicono tutti.

Si era laureato al Bo, negli anni ’50, con una tesi in diritto romano con il professor Voci. Non è stato solo un grande avvocato, civilista di fama e maestro di almeno due generazioni di giovani colleghi (Pignata, Garofalo, Grosso, Sonego, Sartorato, Pedoja), da quel mitico studio di Giorgio Basso in piazza Rinaldi dove si impose subito come uno dei più brillanti allievi. Si sarebbe staccato per aprire studio in via Bianchetti. Uno dei pochi in Italia cassazionista per esame (in quella sessione ne passarono solo due in tutta Italia, e con l’altro collega fu amico e corrispondente per l’intera carriera) e non per anzianità di servizio. E tra i primissimi amministrativisti a patrocinare davanti al Tar di Venezia. Ma con incursioni vittoriose anche nel penale tecnico, come nel famoso processo per l’olio di colza.

«Era un grande giurista, con una preparazione sopraffina, e alla sua testa univa una straordinaria cultura coltivata con le sue infinite letture», dicono i colleghi, affranti. Classicista e umanista – lo confermava la sua biblioteca sterminata – aveva la passione del latino, del francese e del rugby. Amava tradurre dai testi classici. E poi la scrittura, a cominciare dagli atti, che preparava su una carta ingiallita ed oleosa.

«La penna scivolava in una maniera inconfondibile», ricorda Luigi Garofalo, «A me faceva venire in mente Thomas Mann.. Gli devo la mia scelta professionale, era un modello di etica del lavoro, instancabile».

Con l’amico commercialista Gianni Raccamari a fine anni ’70 ideò il torneo di rugby educativo “Città di Treviso”, trovando il sostegno di Arrigo Manavello, il notaio allora presidente del Benetton, e del dirigente federale Marcello Bertucci.

Sarebbe diventato il “Topolino”, la più grande manifestazione giovanile d’Europa, e forse del mondo, un atout che l’Italia spese per candidarsi al Sei Nazioni. E a Monigo è stato presenza fissa per decenni.

Gli amici ed i colleghi ricordano la sua fine ironia e la sua autoironia. Prendeva in giro i praticanti che fumavano («ah, ecco il vostro fumus boni iuris»), e la sua stessa attività: «Siamo liberi professionisti, perché liberi di restare in studio ben oltre l’orario di lavoro», diceva a chi si lamentava.

Veniva da una famiglia di medici e di imprenditori della carta, con cartiere in Carbonera e in Camposampiero – ma Antonio sin da giovane aveva preferito assecondando il suo amore per l’umanesimo e la legge (in cartiera a Carbonera, piuttosto, salvava antichi libri che la gente portava al macero).

E adesso il testimone nello studio Munari associati, aperto dal 1989 in via Manin, è stato raccolto dalla nipote Laura e dal figlio Alberto, già rugbista del Benetton e del Casale.

Anche l’altro figlio, Aurelio, è laureato in legge: segue l’attività materna, grande realtà del settore del tessile e delle mercerie, un tempo in piazza Giustinian Recanati, ora trasferita a Villorba.

Lascia, oltre alla moglie figli, le nuore Valentina e Francesca, i nipoti Luca, Stella e Caterina, i fratelli Francesco, le sorelle Maria Luigia e Paola, gli altri parenti.

I funerali si terranno martedì 7 aprile, alle 10.30, alla basilica dei Frari a Venezia. Poi Munari sarà sepolto al cimitero di San Michele. 

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