Per le barricate e le proteste a giugno ancora nessun provvedimento
treviso
Mentre si attende il pronunciamento dell’autorità giudiziaria sul 26enne gambiano arrestato ieri, si fa lunghissima l’attesa dei provvedimenti minacciati e annunciati nel giugno scorso dopo le due giornate di protesta contro l’isolamento scattate a seguito della quarantena imposta già allora e poi ritirata.
Dieci i migranti ospiti nel centro finii nel mirino delle indagini della questura e quinti potenzialmente oggetto di quel provvedimento di revoca dell’accoglienza (ma anche di espulsione) che era stato già paventato. Da che si sa sarebbero stai tutti identificati, ma pare ci voglia ancora tempo per vedere attuati (se verranno attuati) i provvedimenti. La burocrazia pare sia uno degli elementi principe di questa situazione, la procedura per avviare il ritiro dell’asilo concesso ad un migrante è più lunga del previsto e passa attraverso gli uffici della prefettura, ancor più che in quelli della questura a cui spetta il compito dell’eventuale espulsione.
Fatto sta che ad oggi i protagonisti di quella protesta sono ancora lì, e uno potrebbe anche essere il gambino che ieri ha distrutto l’infermeria e malmenato il medico, e sempre protestando contro la quarantena. Due giorni fa l’allerta del sindacato di polizia Sap: «Che queste strutture non diventino polveriere, bisogna intervenire sugli ospiti e sulla esistenza stessa di centri come questi». —
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