«Pensavo volessero rapire mio figlio Ho tentato di tutto per fermarli»

«Me lo sono visto portare via davanti agli occhi. Ho fatto di tutto per rimanere aggrappato all’auto in corsa il più possibile. Un papà per il proprio figlio è disposto a fare tutto». S.M. continua a ripercorrere senza soluzione di continuità nella sua mente quegli istanti terribili. Pochi secondi che avrebbero potuto stravolgere la vita di tutta la sua famiglia.
È iniziato tutto in un tardo pomeriggio come tanti, fatto di gesti e azioni che si ripetono sempre uguali. «Sono partito da casa» racconta «intorno alle 18 per accompagnare mio figlio allenamento. Con noi sarebbe dovuto salire di lì a poco anche un altro bambino che abita vicino a noi. Come capita sempre con la macchina ho quindi percorso poche decine di metri, ho accostato, sono sceso e ho attraversato la strada per andare suonare al campanello di casa della famiglia di questo bambino e avvisare del nostro arrivo. Questione di pochi secondi». L’arrivo della Fiat Punto non è passato inosservato. «Ho sentito» continua «frenare bruscamente. Uno dei passeggeri è poi stato letteralmente scaraventato fuori dall’abitacolo dagli altri due. Barcollava. Mi sono subito reso conto che la situazione avrebbe preso una brutta piega e quindi sono corso verso la macchina».
Il destino quando vuole sa però essere davvero beffardo. «Forse per la concitazione» prosegue «sono scivolato sull’asfalto, cadendo a terra a centro strada. Incurante del dolore mi sono alzato immediatamente ma avevo perso dei secondi preziosi. Non fossi scivolato, sarei riuscito ad anticiparlo e a impedirgli di salire in auto. A quel punto non ci ho pensato due volte e mi sono aggrappato alla portiera. Sono riuscito ad aprirla e ad afferrare il ladro per un braccio. Nel frattempo, la macchina aveva preso velocità ed a un certo punto non sono più riuscito a mantenere la presa. Mi sono sentito perso. Mi stavano portando via mio figlio. È stata una sensazione terribile e indescrivibile».
Di li a pochi secondi c’è poi stato l’incidente e il quarantaduenne ha potuto raggiungere il figlio, insieme a diverse persone che intanto si erano affacciate in strada. I tre malviventi, dopo una breve ma accesa discussione tra loro davanti agli occhi sconcertati dei testimoni, sintomatica di come fossero in uno stato del tutto alterato, hanno tentato la fuga che presto si è conclusa con l’arresto.
«Dentro di me» confessa il padre «ero tutto un fuoco. Erano tutti lì, davanti a me. Sono riuscito, fortunatamente per me, a mantenere la calma e il controllo, non lasciandomi andare a qualche gesto di rabbia. Ringrazio le forze dell’ordine per quello che hanno fatto per la mia famiglia. Spero che la giustizia faccia il proprio corso e che punisca questi delinquenti per quello che hanno fatto».
S.M., dopo essere passato in caserma per il riconoscimento, insieme alla moglie ha trascorso la notte su una sedia in ospedale a Schiavonia per vegliare il suo ometto. «Non è difficile immaginare quante domande ci si possa fare in queste circostanze. Il nostro pensiero principale è sperare che nostro figlio superi senza conseguenze questo episodio. Ha risentito fisicamente in occasione dell’urto ma non ha quasi fatto in tempo, secondo quanto ci ha spiegato, a rendersi completamente conto di essere in auto con un estraneo. Anche lui ha mantenuto calma e controllo. Un piccolo eroe, come gli hanno detto di persona gli stessi carabinieri che nel pomeriggio di ieri sono passati a salutarlo e a regalargli un berretto d’ordinanza». —
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