Papa in aula con gli occhi neri Il suo avvocato: «È innocente»

CISON. Durante la notte precedente all’arringa difensiva del suo avvocato Alessandra Nava, Sergio Papa è stato vittima di un’aggressione in carcere. Ieri mattina l’imputato per l’omicidio dei coniugi Loris Nicolasi e Anna Maria Niola si è presentato in aula davanti alla Corte d’Assise con un cerotto sul naso, un occhio nero e la mascella sinistra gonfia. Il 37enne sarebbe stato picchiato da altri detenuti la notte precedente, ma non sono ancora chiari i contorni dell’aggressione.
L’avvocato Nava ieri ha preferito non farne cenno nell’arringa difensiva. Dieci ore di replica alla requisitoria del pm Davide Romanelli in cui il legale ha sottolineato come nel processo manchino “pistola fumante e il movente”, e “l’indagine sia stata unidirezionale”, tanto che non sono state seguite altre strade come la «rapina ai danni di Turek, avvenuta la stessa notte con modalità che i carabinieri hanno definito identiche. E non sono stati approfonditi i rapporti familiari, nemmeno dopo che il figlio Eddy ha dichiarato di avere un brutto rapporto con il padre, e che pensava potesse aver avuto un colpo di matto». L’avvocato difensore ha chiesto l’assoluzione per Papa, in quanto il castello accusatorio del pm, che l’ha portato a chiedere l’ergastolo, si fonda solo su «suggestioni e pregiudizi che non sostenuti da una sola prova che dicano senza ogni ragionevole dubbio che Papa ha ucciso i coniugi Nicolasi; e nessuno ci ha spiegato perché l’avrebbe fatto». Il legale ha provato capovolgere gli elementi utilizzati da Romanelli per sostenere la richiesta dell’ergastolo. La Fiat Panda, il dna e i movimenti di Papa tra le 8 e le 11 del primo marzo, orario in cui sono stati uccisi coniugi Nicolasi nella loro casa di Rolle, sono gli elementi chiave. L’avvocato Nava ha utilizzato i tabulati telefonici che sono serviti alla Procura a collocare Papa a Rua la sera prima dell’omicidio, a casa del fratello nel primo pomeriggio dell’1marzo e poi a Miane dov’è stata bruciata la Panda. «Le celle telefoniche collocano Papa dal fratello alle 14.24 dell’1 marzo, poi non sappiamo più nulla fino alle 23.14. Non abbiamo un solo elemento per dire che in quelle ore è uscito di casa per andare a bruciare la Panda», ha detto Nava. Un altro buco nella ricostruzione l’avvocato lo ritrova tra le 8 e le 11 della mattina dell’omicidio, «l’accusa non è stata in grado di dimostrare come Papa sarebbe riuscito ad uccidere i coniugi, scappare sporco di sangue senza lasciar alcune traccia di sé, ripulirsi non si sa dove, e tornare poi a prendere l’auto. Senza essere mai visto da nessuno». Per l’avvocato non c’è nemmeno la prova che la Panda vista sul luogo dell’omicidio sia quella rubata, secondo l’accusa, da Papa: «L’unico che l’ha vista vicino alla casa di Rolle, è un testimone che ha fornito elementi discordi rispetto al proprietario».
Come non sarebbe sufficiente la traccia del dna ritrovata sotto un’unghia di Annamaria Niola, «c’è il rischio di contaminazione. È una prova zoppa, e abbiamo già assistito a un caso in cui due condannati sono stati poi assolti perché la repertazione è avvenuta in modo maldestro». –
Federico Cipolla
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