Paolo Grotto (Usl 9) «I fattori di rischio sono sconosciuti»

PAESE. «La ricerca scientifica fino ad oggi non ha evidenziato collegamenti tra la leucemia e l'inquinamento. L'origine della leucemia è sconosciuta e non ci sono fattori di rischio noti». A dirlo è il dottor Paolo Grotto, pediatra oncologo che lavora in Pediatria al Ca' Foncello. I casi di leucemia infantile che arrivano all'ospedale cittadino sono ogni anno un numero variabile tra sette e dieci. Ad oggi la malattia, un tumore del sangue che può localizzarsi anche in alcune zone del corpo, resta in buona parte sconosciuta quanto all'origine. Ci possono essere, in alcuni rarissimi casi, delle predisposizioni genetiche. L'esposizione a radiazioni ionizzanti, ad esempio come è successo con le bombe nucleari, rappresenta un fattore di predisposizione. Ma nei contesti in cui oggi noi viviamo, la scienza non ha ancora individuato i fattori di rischio. «Circa l'ottanta per cento delle leucemie infantili linfoblastiche acute, che sono la tipologia più diffusa tra i piccoli, riesce ad essere curata attraverso la chemioterapia», chiarisce il dottor Grotto. Ma quando un genitore deve preoccuparsi per la salute del proprio figlio? «I sintomi di una possibile leucemia sono il pallore, le emorragie, le infezioni ricorrenti. E ancora ci possono essere le ghiandole del collo ingrossate, la pancia gonfia, i dolori ossei presenti al risveglio. Non c'è alcun collegamento con la febbre», chiarisce il pediatra oncologo. Un apporto ai malati di leucemia e ai loro familiari viene dato dai volontari Ail: una ventina quelli operativi in corsia, mentre sono oltre duemila i sostenitori dell'associazione di Teresa Pelos. (ru.b.)
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