La pira dei record illumina Arcade, le faìve vedono un 2026 incerto

L’augurio del presidente Stefani alla sua prima accensione: «Panevin simbolo di comunità e antidoto alle solitudini»

Andrea Dossi

Le faville del panevin di Arcade volano “a mattino”, preannunciando, secondo la tradizione, un’annata di scarso raccolto. Se la credenza popolare, alla fine, lascia il tempo che trova, è vero che l’entusiasmo per la pira dei record si riconferma anno dopo anno.

Il gigante di fuoco ha incantato una folla 10 mila persone, radunate attorno al falò di quasi 10 metri d’altezza – è il panevin più alto di tutto il Veneto – posizionata al centro piazza Vittorio Emanuele.

In diecimila al Panevin di Arcade: all'accensione Zaia e Stefani

Il paese ha ospitato la 59esima edizione dell’ormai storica manifestazione che ha richiamato una folla riunita per un rito che fonde fede, tradizione e senso di comunità. Accanto all’ex governatore Zaia, Alberto Stefani ha inaugurato il suo primo panevin.

Stefani e Zaia all’accensione

La serata è entrata nel vivo verso le 19. 30 con l’esibizione della banda musicale di Pederobba, che ha scaldato l’atmosfera invernale. La musica ha accompagnato l’arrivo di tre bambini nei panni dei Re Magi, anticipando di un giorno l’arrivo dell’epifania. Dopo la benedizione del fuoco, il momento topico è arrivato alle 21.

La prima fiaccola è stata impugnata da Luca Zaia, presente ad Arcade come ormai da tradizione, pur non ricoprendo più la carica di presidente della giunta regionale, ma quella di presidente del consiglio regionale. In un simbolico passaggio di testimone avvenuto a novembre 2025 dopo le elezioni, Zaia ha passato la fiamma al suo erede politico e nuovo presidente del Veneto, Alberto Stefani.

Insieme al sindaco di Arcade, Domenico Presti, e al capogruppo degli Alpini, Rolando Migotto, hanno dato il via al rogo della catasta. Che sia un anno dignitoso per tutti» ha esordito Migotto, «Questo è un rito di tradizione che la nostra regione non vuole spegnere».

«Una tradizione che abbraccia tutta la Regione», aggiunge Presti. «Abbiamo innalzato il livello di sicurezza per godersi appieno la festa. Avete qui Stefani è un ottimo segnale, da stasera questa è anche casa tua». Con la giacca delle Olimpiadi di Milano e Cortina, Zaia è arrivato giusto in tempo per accendere il suo quinto falò della serata: «Piuttosto che si perda una tradizione è meglio che si bruci un paese.

Un applauso alle famiglie che hanno portato i bambini, è segno di continuità. Ci sono ancora 60 paesi dove covano focolai di guerra e non possiamo dimenticare la tragedia di Crans-Montana: per me le faville vanno sempre e comunque verso sera».

Era il primo panevin di Arcade per Stefani: «Quando esiste una tradizione, vuol dire che c’è qualcuno che la consegna e la mette al sicuro. Siete l’energia di una tradizione da difendere, da amministratori e da veneti. Che il calore di questo fuoco sia di sollievo per le solitudini e che simboleggi la bellezza dello stare assieme».

La lettura delle “faive”

Il momento più atteso è stato infatti, come sempre, la lettura della direzione delle faìve.

Sebbene inizialmente le fiamme si stagliassero verticalmente rendendo l’interpretazione incerta, le faville hanno poi preso con decisione la direzione del “mattino”.

La direzione verso est preannuncia infatti un’annata di scarso raccolto, dove il contadino è costretto a “prendere il sacco” per andare a comprare la farina altrove. Il verdetto del fuoco, scrutato con il fiato sospeso dai diecimila di

Arcade, ha così suggellato la serata con un monito di non troppo ottimismo per il 2026.

Ma alla pizza questo poco importa per la buona riuscita del rito che segna la conclusione delle feste natalizie. 

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