Ora si temono vendette incrociate

«Noi non abbiamo nulla a che vedere con il pestaggio di San Vito, siamo un’associazione grande, a cui partecipano molti ragazzi, non possiamo rispondere di quello che fanno tutti. Ma se qualcuno si è stufato di prendere botte ogni sabato sera e ha deciso di reagire non possiamo che capirlo». È la posizione del Collettivo Ztl, che la questura ha chiamato in causa nelle indagini sul pestaggio di Rahil Sozza avvenuto mercoledì notte a pochi passi da piazza San Vito. Secondo la Digos, i picchiatori sarebbero «vicini al movimento», e il movimento, più che spostarsi, par rincarare la dose chiamando in causa una «reazione».
Il cuore di tutto questo scontro non è in Castellana ma in pieno centro, e più precisamente nei pressi di piazzetta Lombardi teatro di vari pestaggi, tutti attribuibili all’estrema destra. Lì è stato aggredito il giovane rapper «antifascista» pestato davanti alla tabaccheria; lì una settimana prima è stato picchiato un altro ragazzo, sempre vicino alla sinistra giovanile. Ma lì è stata anche minacciata Gaia Righetto, alcuni giorni fa, sempre per questioni di ordine politico. Un susseguirsi di scontri verbali e fisici condito da altri attacchi anonimi, come quello che ha fatto saltare la finestra di casa di uno dei giovani della sinistra trevigiana vicina ai centri sociali, oltre un mese fa; o la comparsa di svastiche nelle vicinanze di casa di altri giovani della sinistra. «Situazioni e atteggiamenti minacciosi», dicono le vittime, fatti sfociati in denunce che chiamerebbero in causa volti noti di Lotta studentesca e Forza Nuova, conoscenti dello stesso Sozza, picchiato mercoledì. Aggressioni a cui non sono mancate alcune risposte, anche violente, avvenute ormai mesi fa e sfociate in altrettanti provvedimenti punitivi ai danni degli autonomi. Senza dimenticare i vandalismi ai danni della sede di Rinascita per Treviso, la lista di destra, in via San Nicolò.
Oggi, anche a seguito di alcuni di quei fatti, volti noti della sinistra cittadina, come ad esempio Fabio Tommaselli, un tempo leader del centro sociale Ubik club, sembra siano nel mirino di possibili vendette, ma si sa che ogni altro pestaggio potrebbe solo scatenare una vera faida, via via sempre più violenta e senza regole.
È questo che in questura sembra si vogliano accelerare i tempi per procedere alla denuncia dei responsabili dell’aggressione di San Vito. Un modo per chiudere il capitolo dando una lezione a tutti, «picchiatori» o «istigatori» di entrambe le parti. La Digos, sulla base delle testimonianze raccolte tra le persone che erano davanti al bar la sera dell’aggressione di Sozza, pare sia riuscita a identificare praticamente tutti i membri della «batteria» che ha seminato il caos a San Vito. Resta da chiarire quanti, dei 15, abbiano materialmente partecipato alla violenza e quanti ne siano rimasti lontani. Di certo rischiano grosso. C’è di mezzo anche la legge Mancino sulla violenza politica. (f.d.w.)
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