Caldo e mucche stressate: cala la produzione di latte nella Marca
Molte delle 300 stalle trevigiane non sono climatizzate. La contrazione del prodotto si aggira tra il 20 e il 30%, allarme anche per il fieno e per le piante

Sono più di 22 mila le vacche da latte in provincia di Treviso. E le 300 stalle che le allevano non hanno tutte la climatizzazione.
Per cui le mucche, stressate come sono, producono meno latte. «Si è arrivati anche ad una contrazione del 20%, con punte fino al 30% nelle situazioni di maggiore disagio» ammette Giorgio Polegato, presidente della Coldiretti.
«Almeno nei giorni delle più pesanti ondate di calore. Sono intervenuti i temporali, la calura si è alleggerita, ma solo il tempo di una breve pausa. Il caldo è ripreso. E la situazione è aggravata dalla scarsità di piogge, quindi di acqua».
Dal Grappa al Cansiglio
Le mandrie all’alpeggio sono in sofferenza e la produzione di latte in quota è diminuita anche del 30-40%. Ne sanno qualcosa gli operatori dal Grappa al Cansiglio: «È evidente – afferma ancora il presidente della Coldiretti – che questa situazione si riflette negativamente sulla filiera delle produzioni lattiero casearie, costrette ad andare in rosso non appena si saranno esaurite le scorte accumulate nella prima parte dell’anno».
I numeri
L’anno scorso, in provincia, sono state conferite 161188 tonnellate di latte, pari a 161 milioni i litri. Quest’anno, nei primi 4 mesi, in caseificio sono state portate 58.566 tonnellate, con un incremento del 5,39% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il latte atteso a fine anno si attestava intorno alle 170 mila tonnellate, quindi a 170 milioni di litri.
Ma la stima era della primavera scorsa, quando non ci si immaginava una crisi che, oltre alle punte negative del –20%, per le stalle col maggiore comfort non è comunque inferiore al –6%.
Il valore complessivo conferito, sulla base della previsione originaria era intorno al 9 milioni. Togliamo anche solo il 6% delle giornate torride che ci sono state e di quelle che purtroppo arriveranno, e il calcolo sarà tale da preoccupare i produttori. Compresi quelli del lattiero-caseario. La produzione di latte in provincia di Treviso nel 2025 è stata di circa 133 milioni di litri.
I trasformatori
Il latte conferito viene trasformato in formaggi Dop e tipici veneti come Casatella Trevigiana Dop, Piave Dop, Morlacco del Grappa e Bastardo del Grappa, oltre a latte alimentare, burro e altri latticini.
Negli ambienti Aprolav si stima che questa trasformazione possa generare un valore industriale nell’ordine di almeno 250 milioni di euro, per spingersi oltre, fino anche a 300 milioni.
Le principali aziende di trasformazione lattiero-casearia sono oltre una ventina, con un migliaio di addetti (mentre gli allevamenti nel occupano 1.200). Negli ultimi vent’anni il numero delle stalle (oggi superiore a 300) è diminuito, mentre è aumentata la dimensione media degli allevamenti.
Il fieno
«È evidente che a patire questa situazione climatica sono anche le più diverse colture» sottolinea Polegato, «dai cereali all’ortofrutticoltura. Un po’ meno, per fortuna, i vigneti. Ma stime è ancora presto per farne. Il latte, invece, ha la misurazione quotidiana».
In quota si parla, però, addirittura di un 30% in meno di produzione di fieno; solo un taglio fino ad oggi, dall’inizio dell’anno.
Mais e soia sono i più esposti ai colpi di calore e a un crescente fabbisogno d’acqua; l’ortofrutta rischia scottature, cali di resa e sfasamenti nei calendari di raccolta; negli allevamenti, temperature elevate e umidità compromettono salute animale, fertilità e produzioni di latte (-20%) e uova.
Le piante
«Il forte caldo delle ultime settimane ha messo le piante delle nostre colture sotto forte stress termico, riducendone la fotosintesi e rallentandone la crescita» dichiara Salvatore Feletti, presidente Cia Agricoltori italiani Treviso.
«L’agricoltura della Marca però può supportarsi alle grandi opere di distribuzione capillare dell’acqua, grazie alla lungimiranza in primis dei nostri Consorzi di Bonifica e agli investimenti strutturali. Per le colture di pianura, si pensi alla viticoltura, quindi è stato possibile contenere l’effetto del caldo straordinario con le operazioni di irrigazione. In questo senso si è potuto, al momento, scongiurare il peggio, auspicando che le condizioni possano velocemente mutare e ritornare a una temperatura media stagionale. Differente, purtroppo, la situazione sulle colline».
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








