Omicidio dei coniugi Nicolasi Sergio Papa rischia l’ergastolo

CISON. Colpevole o innocente: è il giorno della verità su Sergio Papa e l’omicidio dei coniugi Loris Nicolasi e Annamaria Niola. Oggi dopo le repliche del pubblico ministero Davide Romanelli, dell’avvocato difensore Alessandra Nava – e della parte civile, costituita dalla figlia Katiuscia Nicolasi, assistita da Roberto Quintavalle - la giuria della Corte d’Assise presieduta dal giudice Michele Vitale si ritirerà in camera di consiglio, per uscirne solo una volta deciso il verdetto. La pubblica accusa ha chiesto per il 36enne di Refrontolo l’ergastolo, ritenendolo il responsabile dell’assassinio dei due coniugi, trucidati nella loro villetta di Rolle il primo marzo del 2018, aggravato dall’’efferatezza nel caso di Loris Nicolasi, e per entrambi da abbietti e futili motivi. Romanelli nel corso del dibattimento ha incentrato il suo castello accusatorio sulla ricostruzione dei movimenti di Papa il 28 febbraio e il primo marzo grazie ai tabulati telefonici, e grazie ad altri due elementi principali. Si tratta del supertestimone Charaf Bilali, che ha riferito di avere avuto una vera e propria confessione da parte di Papa, mentre i due si trovavano in hotel di Monfalcone per dei lavori, e della traccia di dna del ragazzo rinvenuta sotto le unghie di Annamaria Niola. Sarebbe la prova che quel giorno Papa, dopo essersi recato in quella villetta il 28 febbraio ed essere stato scoperto da due coniugi, è tornato a Rolle e ha ucciso prima Loris Nicolasi, e successivamente la moglie. E ancora la fiat Panda, che Papa avrebbe rubato la sera del 28 febbraio a San Pietro di Feletto, e sarebbe stata vista vicino alla casetta di Rolle proprio nelle ore dell’omicidio, e data alla fiamme alcune ore dopo. Una ricostruzione però che Alessandra Nava ha definito “assurda” nella sua arringa difensiva. L’avvocato di Papa ha minato la credibilità di Bilali, che a sua detta, avrebbe inventato quella confessione per ottenere qualcosa in cambio dalla giustizia. Ma nemmeno il dna per Nava sarebbe la prova decisiva, quella piccola traccia rinvenuta sotto l’unghia di una delle vittime risalirebbe al giorno prima, o sarebbe in ogni caso il risultato di una contaminazione; troppo piccola per essere l’unica traccia di un delitto . —
Federico Cipolla
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








