«Non sono un eroe Ho aiutato Sofia ma non ho potuto salvare l’altra donna»

Alessandro Trapani, 25 anni di Treviso, è neolaureato in Medicina Il 23 dicembre ha prestato i primi soccorsi nell’incidente in Cadore 

l’intervista

«Io non sono un eroe e questa non è una storia a lieto fine».

Alessandro Trapani, 25 anni, ha poca voglia di ricordare quello che è successo il 23 dicembre tra Dobbiaco e Cortina, uno schianto tremendo sulla strada delle vacanze, una persona rimasta uccisa (Loredana Sgaggiante, 84 anni, di Mestre) e tre ferite in modo grave. Lui, neolaureato in Medicina, residente a Treviso, è stato tra i primi a prestare soccorso ai conducenti. Ha liberato la ragazza, Sofia Morellato Mondin, 19enne di Collalto di Susegana, dalle lamiere dell’auto, l’ha immobilizzata, ha cercato di tranquillizzarla. Poi ha praticato il massaggio cardiaco all’84enne di Mestre, non è bastato, e questo oggi è il suo più grande rammarico.

La fotografia, scattata da chissà chi, di Alessandro che si muove tra le lamiere delle auto per prestare soccorso è diventata “virale” sui social grazie al post della mamma di Sofia, che l’ha diffusa su Facebook accompagnandola a un messaggio: «Grazie a questo medico che il 23 dicembre ha soccorso mia figlia a seguito dell’incidente avvenuto a Dobbiaco sulla strada per Cortina. Se qualcuno sa chi è, lo vorremmo ringraziare di persona. Grazie». Desiderio esaurito: due giorni fa la famiglia della giovane e il suo salvatore si sono parlati al telefono, in attesa di incontrarsi di persona quando Sofia starà meglio.

Sei riuscito a metterti in contatto con la famiglia di Sofia?

«Sì, ci siamo sentiti. È stata mia mamma ad accorgersi su Facebook della foto e dell’appello, io non avevo notato nulla ma a quel punto ho deciso di mettermi in contatto con chi mi cercava. Sono stati molto gentili con me, io ho chiesto soltanto come sta la ragazza, non so cosa posso dire a proposito, ma in ogni caso l’operazione è andata bene, e questa è la cosa più importante. Ci vedremo sicuramente, magari non subito, loro stanno passando giorni complicati, è normale dopo quello che è successo».

Tu eri lì per caso giusto? Ci racconti cos’hai fatto in quei momenti?

«Sì, mi trovavo in coda come decine di altri automobilisti all’altezza di Carbonin, tra Dobbiaco e Cortina. Qualcuno ha iniziato a fare inversione di marcia, ho capito che davanti c’era un incidente e ho provato a rendermi utile. Inizialmente pareva che la persona più grave fosse la ragazza, poi purtroppo ci siamo accorti che c’era la signora più anziana in gravi condizioni, incosciente. Ho provato a rianimarla, abbiamo allertato il 118 e atteso l’arrivo dei soccorsi, purtroppo non è bastato».

I familiari ti hanno ringraziato per i soccorsi a Sofia, di preciso cos’hai fatto?

«Lei era ancora cosciente, lamentava un forte dolore alla schiena ed era sulla neve. Non potevo fare altro se non stare con lei, parlarle, tranquillizzarla e metterla al sicuro finché non arrivassero i soccorsi. Le ho detto di non muoversi. Non ho fatto niente di speciale».

Sul web sei diventato “il medico eroe” che in Cadore ha salvato una ragazza.

«In realtà in questo momento non sto nemmeno lavorando. Mi sono laureato a giugno in Medicina, ma non sono assunto all’ospedale né altrove. Ripeto, ero lì per caso e ho fatto quello che sentivo di dover fare. Dopo questa storia in tanti mi hanno scritto, mi hanno taggato su Facebook, mi hanno fatto i complimenti. Ma davvero, non mi sembra il caso».

Perché?

«Perché non è una storia a lieto fine, è morta una persona, non c’è niente da celebrare. Così come si sono accesi in fretta, spero che i riflettori su di me si spengano subito. Sono contento di aver aiutato qualcuno, tutto il resto è di più». —

Andrea De Polo

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