Nella rete imprenditori e ingegneri «Innocenti, andiamo al Riesame»

Respingono al mittente tutte le accuse i tre veneti finiti agli arresti domiciliari nell’ambito della maxi inchiesta della Guardia di Finanza. Si tratta dell’ingegner Roberto Impedovo di Treviso, Paolo Freda di Ponzano e Mara Franchin di Pontelongo in provincia di Padova. «Faremo certamente ricorso al tribunale del Riesame», spiega l’avvocato Angelo Andreatta che rappresenta la Franchin, «perché in primo luogo bisognerà stabilire i diversi livelli di responsabilità in un’indagine che si presenta molto complessa». Impedovo invece ha lavorato dall’ottobre 2015 all’agosto 2019 per la Peb Srl di Treviso dove si è occupato di attività di consulenza tecnica, inserimento di richieste di Certificati Bianchi per conto di ESCO e certificazioni energetiche di edifici.
i protagonisti
Secondo la Procura i tre, insieme ad altre quattro persone finite ai domiciliari, avrebbero partecipato ad una frode che sarebbe stata messa a segno nell’arco di quattro anni, tra il 2014 ed il 2018. Le indagini delle Fiamme Gialle trevigiane sono iniziate diversi mesi fa. Un lavoro investigativo culminato con una prima notifica, ad agosto scorso, dei provvedimenti del gip Mascolo. Secondo gli investigatori, le società che facevano capo agli indagati avrebbero ottenuto contributi pubblici per diversi milioni di euro dalla società partecipata dal ministero dell’Economia, la Gse. Per farlo avrebbero presentato documentazione falsa. Dagli accertamenti è emerso che sono state depositate migliaia di domande per l’erogazione di incentivi in relazione all’esecuzione di interventi di efficientamento energetico. Pannelli solari e altri strumenti per ricavarne energia rinnovabile. Lavori che, però, non sarebbero mai stati realizzati. Nel mirino delle Fiamme Gialle sono finite anche le fatture emesse dalle imprese incaricate di svolgere le opere: per gli investigatori i documenti fiscali non corrispondevano al vero. Mesi di accertamenti, riscontri, acquisizione di documentazione nella sede della società ministeriale hanno indotto il giudice anche a disporre il sequestro di numerosi documenti trovati all’interno delle aziende che facevano capo agli imprenditori coinvolti. Altri particolari potrebbero emergere nel corso degli interrogatori di garanzia, previsti nei prossimi giorni.
gli scenari
Le quindici “Energy Saving Company” , sequestrate dalle Famme Gialle, avevano sede due a Treviso, due a Torino, una a Padova, Frosinone, Milano, Pordenone, Catanzaro, Cuneo, Parma, Potenza, Roma, Cosenza e Vercelli. —
G.B.
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