Morto mentre spostava una statua a Motta: a processo i responsabili della ditta

Battistetti, 78 anni, si era offerto di aiutare l’amico a trasportare un’opera esposta in piazza Castello. L’incidente risale a nove anni fa: l’accusa è di omicidio colposo. I familiari del pensionato già risarciti

Marco Filippi
A sinistra Maurizio Battistetti, la vittima. A destra Piazza Castello a Motta
A sinistra Maurizio Battistetti, la vittima. A destra Piazza Castello a Motta

Si offrì di aiutare l’amico artista a spostare una sua opera esposta in piazza a Motta ma cadde dal cassone di un camion sul quale era stata caricata la statua e morì per un’emorragia cerebrale, dopo aver sbattuto la testa a terra. Per quell’incidente, avvenuto in piazza Castello, la procura della Repubblica innescò un’inchiesta sfociata in un processo per omicidio colposo.

Ieri il processo a carico del legale rappresentante e dell’amministratore della ditta incaricata a spostare la statua, la Sa.Ga. srl di San Stino di Livenza è entrato nel vivo delle testimonianze con l’audizione di un tecnico dello Spisal che intervenne sul luogo dell’incidente.

Alla sbarra sono finiti il legale rappresentante dell’azienda, Paolo De Luca, 69 anni di Gaiarine (difeso dall’avvocato Sara Scattolin) e dell’amministratore di fatto Graziano Gobbo, 70 anni di Motta (avvocato Giovanni Buoso). La vittima si chiamava Maurizio Battistetti, 78 anni. Non era dipendente della ditta di San Stino, ma un amico dell’artista, Francesco Durante.

L’incidente risale a quasi nove anni fa. Era l’8 maggio del 2017 quando Durante incaricò la Sa.Ga. srl, azienda del settore edilizio, di spostare una sua scultura da piazza Castello a Motta di Livenza. Si trattava di un’opera in metallo del peso di 15 quintali. Quel giorno, sul posto arrivò un operaio a bordo di un camion, con gli attrezzi utili per effettuare il trasloco.

Solo che ad un certo punto, l’operaio s’era accorto che mancavano dei supporti in legno per mettere la pesante statua sul cassone del camion in modo che non si rovinasse. Li andò a prendere Durante stesso. A quanto pare non ci sono testimoni della tragedia. Mentre l’artista era andato a prendere i supporti per fare da base alla statua, l’operaio si era ritirato nella cabina del camion per mangiare un panino.

Fu in quel momento che Battistetti salì su una scala portatile, appoggiata al pianale del camion, non si sa per quale motivo. Si sa solo che l’anziano fu trovato dall’operaio, poco dopo, a terra, con il capo sanguinante e privo di sensi.

Sul posto intervenne un’ambulanza che trasportò Battistetti all’ospedale di Treviso. Le sue condizioni furono giudicate molto gravi a causa di un’emorragia cerebrale da trauma cranico e morì dopo tre giorni d’agonia, in un letto del reparto di rianimazione. Il decesso dell’anziano fece scattare un’inchiesta con la procura che indagò per omicidio colposo sia i vertici della ditta di San Stino che l’artista stesso, Franco Durante, in qualità di committente dei lavori di prelievo della statua, accusandolo di non aver recintato il cantiere in modo da impedire l’accesso a persone estranee ai lavori.

La presenza di Battistetti non se la sanno spiegare i legali dei due imputati. Nel capo d’accusa lo si individua come un amico dell’artista “impegnato a coadiuvare il suo amico Durante nella fase di carico della struttura metallica”. Durante è uscito dal procedimento già in fase di udienza preliminare con un patteggiamento. I famigliari della vittima non si sono costituiti parte civile nel processo in quanto già risarciti nel corso del 2021. Prossima udienza a luglio. 

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