Ancora una tragedia sul Piave: giovane si tuffa e annega

Il dramma nel pomeriggio a Fagarè di San Biagio: il trentenne si è tuffato dal ponte e non è più riemerso

Rossana Santolin
Il luogo della tragedia a Fagarè di San Biagio
Il luogo della tragedia a Fagarè di San Biagio

Una storia già scritta in cui l'unico elemento a cambiare è il nome della vittima. Abdelhak Ben Ameur, 30 anni, tunisino residente a Milano, ha perso la vita dopo un tuffo nel Piave a Fagarè, ieri attorno alle 15.30. Con lui anche due amici che assieme ad altri bagnanti hanno tentato disperatamente di afferrarlo mentre chiedeva aiuto: il giovane è stato inghiottito dalla corrente gelida del fiume nello stesso punto, sotto il ponte ferroviario, in cui esattamente un anno fa è annegato il ventunenne pordenonese Dennys Navas. I soccorritori sono riusciti a individuare il suo corpo dopo un rapido sorvolo in elicottero del tratto di fiume che segna il confine tra i Comuni di San Biagio e Ponte di Piave.

La vittima, Abdelhak Ben Ameur, 30 anni
La vittima, Abdelhak Ben Ameur, 30 anni

I soccorsi

Il trentenne era privo di sensi e nonostante le prolungate manovre di rianimazione non ha più ripreso conoscenza. I medici hanno accertato la morte del ragazzo per cause naturali, verosimilmente per una congestione che l'ha colto qualche istante dopo essere entrato in acqua, impedendogli di riemergere.

A poche centinaia di metri, mentre il personale era ancora impegnato nelle prime manovre di soccorso, erano molti i bagnanti ancora immersi fino alle ginocchia nel fiume. Un'immagine che racconta di mesi e mesi di tavoli e appelli per la sicurezza rimasti inascoltati.

Anche ieri infatti centinaia di persone incuranti dei divieti di balneazione si sono riversate lungo le sponde del Piave con sdrai e borse frigo da cui attingere tra un tuffo e l'altro.

Si tuffa nel Piave e annega: ecco il luogo della tragedia

Il pilone del pesce blu

La base del pilone del ponte ferroviario da cui Abdelhak Ben Ameur ha fatto il suo ultimo tuffo è contrassegnato da un murale che raffigura un pesce blu. Il massiccio sostegno negli anni si trasformato in un trampolino, lo stesso da cui il 19 giugno del 2025 è morto Dennys Navas e dove ieri Abdelhak Ben Ameur è andato in contro allo stesso destino. Il giovane tunisino aveva raggiunto le sponde del fiume assieme a degli amici per sfuggire alla calura. I tre hanno raggiunto la base del ponte: il trentenne è stato il primo a tuffarsi.

Le grida d'aiuto

Il trentenne si è sentito male appena è entrato in acqua con tutta probabilità per effetto dello sbalzo improvviso di temperatura; ha iniziato a dimenarsi e a chiedere aiuto ma gli amici non l'hanno preso sul serio.

«Pensavano che scherzasse» ha raccontato la donna che per prima si è accorta che quelle richieste d'aiuto erano autentiche. Quando anche gli amici l'hanno capito questi si sono spinti in acqua allungando le braccia verso Abdelhak che stava già sprofondando.

La corrente l'ha inghiottito e trascinato poco più a valle, dove i soccorritori l'hanno individuato dopo un breve sorvolo della zona con l'elicottero dei vigili del fuoco e del Suem.

Tensione lungo le sponde

In pochi minuti lungo le sponde è calato il silenzio, interrotto solo dal rombo cupo dell'elicottero fino a quando il trentenne milanese è stato riportato a riva. I carabinieri, accorsi con tre pattuglie, hanno sentito gli amici del giovane, particolarmente tesi e a tratti aggressivi, tanto che i militari hanno dovuto allontanarli dalla spiaggia per completare le drammatiche procedure previste dal caso. Il corpo di Abdelhak è stato quindi affidato a loro in attesa che i famigliari della vittima, residenti in Francia, se ne prendano cura.

I divieti inascoltati

La morte del trentenne tunisino ieri, e prima ancora quella di Mahey Verinder Kumar, 19 anni, annegato il 1° giugno nel Piave a Cimadolmo, segnano il fallimento di mesi di tavoli sulla sicurezza indetti dai Comuni rivieraschi per far rispettare il divieto di balneazione nel fiume.

La mobilitazione dei sindaci era iniziata un anno fa dopo la scomparsa di Dennys Navas. Molte delle proposte emerse attorno ai tavoli al Sant'Artemio sono rimaste inattuate. Dei cartelli multilingua che mettono in guardia sui pericoli del fiume ne è comparso uno sulla spiaggia di Covolo di Pederobba, dove il 29 giugno dello scorso anno perse la vita la piccola Adna Islam, 9 anni, di Cavaso.

Non c'è traccia dei vigilantes incaricati di allontanare dall'acqua incauti bagnanti. Vale lo stesso per l'ampliamento delle spiagge attrezzate e presidiate e per il coinvolgimento di mediatori culturali per un'opera di sensibilizzazione delle maggiori comunità di stranieri, che sono i maggiori frequentatori del fiume.

Regione, Provincia, Comuni, autorità di bacino e Prefettura cercano una strada nel vuoto normativo: tanti attori ma poca chiarezza sulle competenze, come hanno evidenziato i sindaci. E intanto i mesi passano, il caldo attira bagnanti lungo il fiume e la sottovalutazione dei rischi costa, spesso, il prezzo della vita.

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