Addio a Rossetti, lo skipper-chef che domò l’oceano Atlantico
Trevigiano, aveva 88 anni e ora viveva a Lugano. Rappresentante nel tessile, aveva cominciato da garzone da Fabris, poi la SanRemo e nel 1968 la prima barca

Un male subdolo lo ha strappato in pochi mesi all’affetto dei suoi cari, in quella Svizzera dove si era trasferito da tempo, e ai moltissimi colleghi ed amici. Mario Rossetti è salpato domenica 18 gennaio, ad 88 anni, per la sua ultima traversata.
Con la sua cambusa ben fornita, il suo infinito talento alla cucina, le sue manovre da manuale, specie senza motore. In un nuovo misterioso oceano che a 88 anni non aveva ancora attraversato, come invece era solito fare da almeno 40 anni. Senza alcuna mappa, carta o strumento, stavolta.
È stato uno degli skipper più apprezzati, e pensare che aveva scoperto la vela molto tardi, fra 1967 e 1968.
Rappresentante nel tessile, aveva cominciato da garzone da Fabris, a soli 14 anni, poi il militare in polizia e il rugby con le Fiamme oro a Firenze. Al rientro dalla naja, l’impegno alla SanRemo e una rappresentanza per un’azienda laziale che faceva drapperia e un terzo lavoro come grossista di mercerie.
«Successe a Sperlonga», raccontava, «un signore si era arenato con la barca davanti a noi, con altri 6 o 7 siamo riusciti a riportarlo al largo, per sdebitarsi mi offrì di ospitarmi a bordo... gli dissi che non importava, per due giorni, lui insistette, quando salii sopra scoprii che c’erano frigo, cucina e la cuccetta. Mi sono detto “ma allora si può vivere bene, in barca a vela”».
Amore a prima vista, per Mario: nel 1968 la prima barca alla fiera di Genova: “Najade”, un 7,5 metri del cantiere Foletti, pagandola meno di 2 milioni, quindi un Cognac più potente, realizzato da Piero Crosato a Faro Piave, allora senza porto e con posti in mezzo alle canne. Le prime esperienza di charter, quindi l’acquisto del Grand Soleil 34, il trasloco a Porto Santa Margherita.
Già in quegli anni Rossetti comincia ad imporsi come skipper – risale al 1973 la prima volta ai Caraibi, dove si trovava con gli altri skipper Angelo Preden, Carlo Venco, Enio Nardi – anche sulle riviste di settore, e nel 1979 acquista il Grand Soleil 41 di Jean-Marie Finot, al varo.
Fino al 1985, Rossetti avrebbe continuato le due attività: autunno inverno con capi e abiti, primavera ed estate in barca – e poi la decisione di dedicarsi completamente alla vela.

Avrebbe portato, fino agli anni prima della pandemia – migliaia di clienti in tutto l’Adriatico, dalla Croazia alla Grecia (e durante la guerra in ex Jugoslavia batteva ancora le isole...) , ma anche a Gibilterra, Tangeri, Baleari, infine i Caraibi, domando l’oceano. Con la squisita cucina (scrisse anche in un libro collettivo di ricette a bordo), e il pane fresco che cuoceva.
Rossetti tornava a Treviso a Natale, sempre legato alla piazza della gioventù (ma la chiusura del Biffi era stato un colpo al cuore). Nel 2019 le ultime traversate. Ma ancora nel 2023 portava gli amici.
Lascia la moglie Paola, di Lugano, con lei fu colpo di fulmine a bordo («eccellente marinaia», la chiamava), la figlia Stefania, nata dal primo matrimonio con Roberta, i nipoti Asia e Blaidd. L’addio martedì a Lugano, poi un commiato a Treviso. —
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








