Morto l’ex vescovo Mistrorigo guidò la diocesi per trent’anni

di Rubina Bon
È morto il vescovo emerito monsignor Antonio Mistrorigo. Il prossimo 26 marzo avrebbe compiuto cento anni. Il decesso è sopraggiunto nella serata di ieri, attorno alle 20.30, alla Casa del Clero in via Scarpa a Treviso, dove il vescovo emerito viveva da tempo assistito da preti e suore. Profondo dolore nella comunità ecclesiale trevigiana per la perdita dell’anziano pastore che ha guidato la diocesi per ben trent’anni, dal 1958 al 1988.
Da alcuni anni monsignor Mistrorigo soffriva tra l'altro di problemi respiratori che sono andati via via complicando, fino al decesso sopraggiunto in serata.
Fino a qualche giorno fa, nonostante gli acciacchi, il vescovo emerito assisteva alla celebrazione della messa celebrata alla Casa del Clero.
Nato a Chiampo, nel Vicentino, nel 1912, era stato ordinato sacerdote il 7 luglio del 1935. Era stato eletto vescovo di Troia il 9 marzo del 1955 e trasferito a Treviso il 25 giugno 1958. L’ingresso ufficiale in Diocesi venne celebrato il 3 agosto 1958.
Monsignor Mistrorigo rimase alla guida della Diocesi trevigiana fino al 1988, quando cedette il testimone a monsignor Paolo Magnani e venne nominato vescovo emerito. Nel 2008, la grande festa per il cinquantennio da vescovo alla presenza delle autorità religiose e civili.
Il vescovo emerito di Treviso era particolarmente legato alla figura di Giovanni Paolo II: proprio Mistrorigo aveva spesso avuto occasione di parlare con Karol Wojtyla, soprattutto in occasione delle vacanze cadorine: quelle rimaste più impresse al Papa, quelle del 1993, furono quelle più lunghe, seguite all'operazione. «Adesso mi sento un uomo» confidò allora a Mistrorigo il Papa. Inizialmente Wojtyla voleva rimanere nella tenuta di Mirabello il più breve tempo possibile, per non dover rinunciare all'udienza generale del mercoledì. «Non gliel'ha ordinata il Vangelo» gli disse un giorno Mistrorigo, «per cui può rinunciare almeno una volta». «In effetti...» commentò il Papa, che da quella volta allungò le sue parentesi di riposo. «Un giorno», raccontava il vescovo emerito di Treviso, «il Santo Padre mi confidò che la comunità di Lorenzago la considerava come il primo amore che non si scorda mai. Una comunità che apprezza soprattutto per la discrezione con cui è capace di accoglierlo». Cittadino onorario di Lorenzago, ha segnato la storia cattolica della Marca. «Tre cose non mi sarei mai aspettato dalla vita», ha confidato in occasione di un compleanno, «ovvero che mi nominassero vescovo, di poter vivere il Concilio in presa diretta e per tutti i quattro anni del Vaticano II, di aver ospitato addirittura un Papa in ben sei occasioni a Lorenzago». Ora si potranno rivedere di nuovo.
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