Morte bruciate in casa: arrestato il marito Voleva i 950 mila euro dell’assicurazione

Miglioranza, 70 anni, fermato ieri in casa del fratello a 9 mesi dal rogo in cui morirono la moglie Franca e l’amica Fiorella Sandre
zago agenzia foto film paese incendio abitazione con deceduti via feltrina in foto sergio miglioranza
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/ paese

Era doloso l’incendio che la notte del 10 giugno dell’anno scorso distrusse la villa di via Feltrina 76 a Castagnole di Paese e uccise Franca Fava e Fiorella Sandre. Ad appiccarlo, con una decina di inneschi, sparsi all’interno e all’esterno dell’abitazione, fu, secondo l’accusa, il padrone di casa, Sergio Miglioranza, 70 anni, pensionato, marito della Fava, arrestato all’alba di ieri dai carabinieri di Montebelluna, in casa del fratello a Treviso, per duplice omicidio, incendio aggravato e violazione di sigilli.

il movente

Il movente? Voleva riscuotere il premio assicurativo dell’incendio e della conseguente morte della moglie che gli avrebbe fruttato 950mila euro (se non ci fossero stati morti ne avrebbe presi “soltanto” 250mila). Fatale per Miglioranza è stato quello che il giudice delle indagini preliminari, ha definito nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere “il castello costruito a suon di menzogne” di Miglioranza. Fin da subito i vigili del fuoco e i carabinieri avevano notato la violenza e la rapidità con cui s’erano sviluppate le fiamme quella notte di giugno 2020. In appena otto minuti la furia devastante delle fiamme avvolse la casa, raggiungendo un’altezza di 20 metri, per poi affievolire rapidamente la propria potenza. Cosa significava tutto questo agli occhi esperti dei pompieri? La massiccia presenza sul luogo del rogo di sostanza accelerante, probabilmente benzina, che nulla aveva a che fare con i quintali di materiale ferroso e attrezzi vari che Miglioranza aveva accumulato nel corso degli anni e accatastato attorno alla propria casa.

il passo falso

Ma andando per ordine, sono vari gli indizi “schiaccianti” che, secondo i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Anna Andreatta, hanno incastrato Miglioranza, ex operaio edile in pensione. Quello più evidente è emerso durante il suo interrogatorio, pochi giorni dopo la tragedia. Una contraddizione fatale. In quell’occasione, Miglioranza riferì al pm che al momento dello scoppio del rogo, si trovava all’interno della villa di via Feltrina assieme alla moglie e all’amica e di essere riuscito a mettersi in salvo, scappando dalla porta posteriore dell’edificio. Peccato che, come hanno verificato poi i carabinieri, quella porta fosse chiusa e non si potesse assolutamente aprire dall’interno in quanto barrata da mobili e materiale ferroso all’esterno. No, per i carabinieri del Ris di Parma Miglioranza era fuori casa e fu lui a innescare volontariamente le fiamme.

la bombola del gas aperta

I carabinieri del Ris di Parma e i vigili del fuoco hanno contato una decina di inneschi all’interno e all’esterno della casa dove avvenne la tragedia. Inneschi costituiti da materiale accelerante (benzina o liquidi infiammabili simili) che erano stati disposti da Miglioranza per assicurarsi che il rogo avrebbe distrutto l’edificio. Le finestre erano infatti tutte ostruite da inferriate, la porta d’ingresso sbarrata da un muro di fuoco e quella sul retro da mobili. Una trappola mortale. Ma un altro particolare clamoroso non sfuggì all’attenzione degli investigatori la notte del 10 giugno scorso: due bombole erano state posizionate all’esterno della finestra della camera da letto di Franca Fava. Una delle due aveva il rubinetto aperto. Segno della volontà di sincerarsi dell’effetto devastante che sarebbe originato dallo scoppio delle due bombole.

tracce di benzina sugli indumenti

Le analisi di laboratorio del Ris di Parma hanno inoltre accertato che c’erano tracce di sostanza accelerante anche sugli indumenti di Miglioranza sequestrati all’indomani della tragedia. Quando i vigili del fuoco arrivarono sul posto, poco dopo aver ricevuto l’allarme, trovarono Miglioranza intento a mettere in salvo dalle fiamme le due auto, in una delle quale c’erano i documenti dell’assicurazione antincendio della sua casa. In questi 9 mesi, secondo gli investigatori, Miglioranza aveva cercato più volte di incassare il premio da 950 mila euro complessivi. Invano, però, perché l’assicurazione pagava solo ad indagini concluse.—

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