Monti, Sole, Ifind e le altre aziende: a Treviso 2020 di incertezza tra Brexit e crisi dell’auto

treviso. Il rientro dalle ferie non si preannuncia semplice per centinaia di lavoratori trevigiani. Natale e Capodanno amari, per esempio, per i lavoratori della Ifind di Santa Lucia di Piave. L’azienda è stata ammessa al concordato con riserva. Circa una quarantina i dipendenti. L’Italian Food Industrie fabbrica macchine per l’enologia. Era un piccolo gioiello del settore.
Da qualche tempo era in difficoltà e sembra che possa contare già su degli investitori. Acque agitate anche in casa della Tessitura Monti, che però è stata appena salvata dal fallimento e lavorerà in amministrazione straordinaria. Nonostante l’incertezza, il sindacalista Alessio Lovisotto, segretario provinciale della Fim Cisl, considera il bicchiere mezzo pieno: «La guerra dei dazi, dichiarata da Trump, ha comportato gravi conseguenze anche per le nostre imprese, specie quelle più internazionalizzate. Ma pare che lo stesso Trump sia intenzionato a ritornare sui propri passi, considerati gli studi che ha tra le mani.
Studi che gli prospettano aumenti sia dell’inflazione che della disoccupazione». Il Gruppo Zoppas, con sede tra Vittorio Veneto e San Vendemiano, ha concluso la cassa integrazione, annunciata improvvisamente a novembre, a seguito delle difficoltà del comparto automotive. I rumors di fine autunno lasciavano intendere nuovi ricorsi agli ammortizzatori sociali all’inizio dell’anno entrante, ma l’azienda non ha dato al sindacato nessuna comunicazione, per cui la fibrillazione potrebbe essere rientrata.
Neppure Permasteelisa dà segni di difficoltà per quanto riguarda le commesse ed il lavoro. È risaputo che è in fase di transizione a nuovi investitori e a Vittorio Veneto ci si chiede se riuscirà a mantenere l’attuale leadership. Alla Electrolux di Susegana il personale è andato in vacanza con qualche giorno di riposo in meno, per sopraggiunte commesse. Ben 37 le assunzioni effettuate per il picco produttivo a crescere; non succedeva da 17 anni, come fa notare il sindacalista Antonio Bianchin, della segreteria regionale della Cisl. All’inizio del 2020 si materializzeranno i primi lavori dello stabilimento robotizzato. Gli interrogativi, dunque, si moltiplicano per decifrare il futuro del “gigante del freddo”. «Qualche spiraglio di luce comincia a vedersi anche per l’automotive» assicura Bianchin.
La Sole di Oderzo ritornerà alla piena saturazione dei turni di 6 ore al giorno per 6 giorni la settimana distribuiti in 4 turni. Negli altri comparti, il rientro del 7 gennaio avverrà sempre nel segno dell’incertezza. «Il settore del mobile, la seconda spina dorsale dell’economia di quest’area, si sorregge sempre più sui contract» spiega Fiore Piovesana, della Camel International di Orsago, «il tradizionale mercato nazionale è sempre più deludente».
Le aziende del Distretto del Livenza e del Quartier del Piave si stanno attrezzando e specializzando, anche introducendo figure nuove. I mobilieri, in ogni caso, dopo aver fatto i conti con la crisi del mercato tedesco, dovranno ora misurarsi con la Brexit inglese, che potrebbe riservare amare sorprese. «Non dimentichiamolo, questi – conclude Piovesana – sono i tradizionali mercati di sbocco dei nostri mobili».
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