Montebelluna, spedizione punitiva al kebab: botte al titolare per non pagare
I cinque imputati sono accusati di lesioni personali e rapina aggravata. Avevano dato manforte ad amici che non volevano saldare il conto della serata

È iniziato il processo a cinque nomadi residenti nella Marca accusati di aver picchiato e rapinato il kebabbaro pakistano Mushtaq Sajawal di piazza Monnet a Montebelluna.
Alla sbarra con accuse che vanno dalla rapina in concorso alle lesioni personali passando per l’estorsione sono finiti Anthony Levak, 39 anni di Treviso, Leon Edri Levak, 27 anni di Oderzo, Andrea Salkanovic, 29 anni, Sejik Salkanovic, 33 anni, e Niko Salkanovic, 30 anni, questi ultimi residenti nel campo nomadi sulla Feltrina a Montebelluna.
Il processo
Quella di ieri, davanti al collegio dei giudici presieduto da Umberto Donà, è stata un’udienza prettamente tecnica con il deposito delle liste dei testimoni di pubblica accusa e difesa. Il processo entrerà nel vivo delle testimonianze a gennaio del prossimo anno. La vicenda risale alla sera del 4 maggio del 2021, in piena epoca Covid.
I cinque imputati erano arrivati nel locale etnico di piazza Monnet, dopo essere stati chiamati da alcuni amici che, dopo una serata trascorsa nel kebab, non volevano pagare il conto delle bibite e del cibo.
La spedizione punitiva
Si trattò di una sorta di spedizione punitiva. Scesi da una Mini Cooper i cinque entrarono nel locale e picchiarono il kebabbaro Mushtaq Sajawal e un suo aiutante che era intervenuto per difenderlo. Uno dei cinque utilizzò anche una sedia per colpire ripetutamente il corpo del kebabbaro pakistano.
Non contenti, i cinque nomadi derubarono Sajawal dei mille euro di incasso in contanti che teneva in una tasca. Mentre i cinque si davano poi alla fuga, seppur ferito, il kebabbaro riuscì a fotografare la targa dell’auto e la consegnò poi ai carabinieri, intervenuti poco dopo aver ricevuto l’allarme.
Il ricovero in ospedale
I due pakistani vennero poi trasportati all’ospedale di Montebelluna da un’ambulanza dove furono medicati per le ferite riportate nell’aggressione. Per entrambi fu stilato un certificato con prognosi di 10 giorni, acquisito agli atti d’indagine.
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