Conegliano, giovane accusato di stupro. Lui si difende: «Solo una vendetta»

Un 39enne senegalese è a processo per presunta violenza sessuale e cessione di stupefacenti. La difesa parla di rapporto consenziente legato alla droga, mentre la vittima lo accusa di stupro

Rossana Santolin
Una manifestazione contro la violenza maschile sulle donne
Una manifestazione contro la violenza maschile sulle donne

Violenza sessuale e cessione di stupefacenti sono le accuse di cui deve rispondere un trentanovenne di origine senegalese finito a processo per un presunto stupro ai danni di una giovane italiana con problemi di droga. La vicenda risale a novembre del 2024 e matura in un contesto degradato sociale segnato da tossicodipendenza e spaccio. L’imputato, iniziali A. G. (rappresentato dall’avvocato Alessandra Nava), secondo l’accusa avrebbe approfittato della condizione della donna, fragile e schiava della “dose”,per violentarla sotto minaccia in un appartamento della periferia di Conegliano.

Diametralmente opposta la ricostruzione fatta da A. G. che sostiene di essere a sua volta vittima di un piano della giovane per vendicarsi di una cessione di droga andata diversamente rispetto a quanto concordato.

La proprietaria dell’abitazione, locataria della stanza dove alloggiava il senegalese, ieri è stata sentita dal giudice in qualità di teste. La donna tuttavia non ha riferito di aver udito grida o di aver notato qualcosa di insolito quel giorno (era il 20 novembre).

Le accuse di violenza sono state fin da subito respinte dal legale di A. G. , che ha chiesto e ottenuto il rito abbreviato, per cui fra la presunta vittima e il trentanovenne ci sarebbe stato un rapporto sessuale concordato come compenso per una dose di eroina.

Sesso in cambio di droga

Il sesso come moneta di scambio per la droga. L’imputato ha riferito al giudice di aver pagato prima di consumare una somma di 30 euro, consegnata ad connazionale incaricato di procurare l’eroina mentre lui e la ragazza si intrattenevano in camera.

Lo stesso che quella sera si era presentato nel suo appartamento con la ragazza, disposta a concedersi per la droga. Non trovando la sostanza richiesta, l’amico di A. G. , ha riferito quest’ultimo, sarebbe tornato con della cocaina sollevando l’insoddisfazione della donna. Nonostante le lamentele iniziale la ventinovenne non ha rinunciato ad assumere la polvere bianca.

L’ipotesi di una ritorsione

«Finita la serata io l’ho riaccompagnata a casa mentre l’altro ragazzo se n’è andato via per i fatti suoi» ha raccontato l’imputato.

«Con la ragazza sono rimasto d’accordo che se avessi voluto avere altri rapporti sessuali l’avrei chiamata e le avrei dato i soldi per comprarsi la droga. Ci siamo anche scambiati il numero di telefono. Ma già all’indomani mi ha chiamato al cellulare innumerevoli volte mentre ero al lavoro.«Se mi vuoi fregare, te la faccio pagare cara», mi ha detto. Da allora non l’ho più sentita».

L’arresto a gennaio 2025

Dopo averlo chiamato insistentemente più e più volte, la donna si è rivolta alle forze dell’ordine per formalizzare la denuncia facendo scattare, a gennaio, l’arresto di A. G.

Il senegalese, operaio metalmeccanico in un’azienda della sinistra Piave, è stato scarcerato a giugno. Da allora è sottoposto al divieto di avvicinamento alla donna con applicazione del braccialetto elettronico.

Lo scambio di persona

Nelle indagini era stato originariamente coinvolto anche un altro senegalese di 31 anni vittima in realtà di uno scambio di persona come confermato dallo stesso imputato e dalla vittima che inizialmente aveva riconosciuto questa terza persona, in realtà estranea, in una foto. Si torna in aula a ottobre per la sentenza.

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