Montebelluna in balia dei baby rapinatori

Hanno tra gli 11 e i 13 anni e mettono nel mirino ragazzini in piazza o alle giostre. I genitori reagiscono: «I nostri figli devono poter uscire senza aver paura». Il sindaco: «Emergenza nazionale», i dem chiedono un consiglio comunale straordinario

Federico Cipolla, Enzo Favero
Una giostra in piazza D'Annunzio a Montebelluna
Una giostra in piazza D'Annunzio a Montebelluna

Sono giovanissimi, praticamente dei bambini. Ma in una settimana hanno inanellato imprese degne del curriculum criminale di un adulto. D’altra parte è da loro che hanno imparato la spregiudicatezza, la prepotenza e la mancanza di paura per l’uso della violenza.

Montebelluna è in balia di una banda di tredicenni, maschi e femmine (uno avrebbe addirittura solo undici anni), che sta rovinando le feste di Natale ai ragazzini della città. Si aggirano nelle piazze e vicino alle giostre, scelgono la vittima e colpiscono. In qualche caso si trovano di fronte alla resistenza delle vittime, altre volte riescono a portare a casa il bottino. Ma il sospetto è che i quattro colpi dell’ultima settimana non siano gli unici.

Due ragazzini, per esempio, non hanno confessato per giorni di aver subito la rapina. Avevano paura di ritorsioni. Comprensibile. E come loro potrebbero essercene altri. Di fronte a tutto questo la città non sa come fermarli. Però sta reagendo, in forme diverse.

Un giostraio lo ha fatto fisicamente, è intervenuto e ha fermato una rapina. I carabinieri li hanno identificati, ma a quell’età non si è imputabili. La politica si interroga e propone, a volte in modo disordinato. Le famiglie delle vittime alzano le antenne, quelle dei baby rapinatori invece si voltano dall’altra parte.

La prima rapina

Domenica 28 dicembre al palaghiaccio erano in tre: un ragazzino e due ragazzine. Attorno alle 17 hanno avvicinati altri due ragazzi di 14 anni, che stavano chiacchierando. Hanno cominciato ad insultarli e a minacciarli di picchiarli. Da uno si sono fatti consegnare il portafoglio, dall’alto il telefonino, che sotto la cover aveva anche 5 euro.

Poi se ne sono andati tranquillamente, mentre i taglieggiati scappavano. Un episodio che i due però hanno tenuto in segreto per giorni. Avevano paura di ritorsioni. Ed è stata solo l’attenzione dei genitori, che li vedevano diversi dal solito, unita alle pubblicazioni sulle successive imprese della banda, a convincerli ad uscire allo scoperto.

La rissa e la fuga

Il giorno dopo, lunedì 29, la banda è tornata a colpire questa volta però senza successo. Lo scenario sono le giostre in piazza D’Annunzio. Sono in due e avvicinano un ragazzino chiedendogli se ha dei soldi, di fronte alla risposta negativa, gli chiedono di mostrare il cellulare per vedere se sotto la cover abbia contanti. Tutto senza minacce e insulti. Probabilmente l’aura della banda è già nota tra i coetanei.

Fallito il primo tentativo, prendono di mira un altro ragazzino: gli chiedono di provare gli occhiali, lui ovviamente si rifiuta di farlo, ma intanto uno dei due gli sfila il portafoglio dal marsupio. Ma la vittima riesce a riprenderselo e scappa.

Viene inseguito fino in piazza Marconi, dove ne nasce una rissa, in cui sono coinvolti anche alcuni amici della vittima, intervenuti a sua difesa. In piazza Marconi arriva una pattuglia dei carabinieri e i due tredicenni vengono identificati. «Era tutto il pomeriggio che si comportavano così, che prendevano di mira i loro coetanei o ragazzini più piccoli per cercare di farsi dare dei soldi», ha raccontato la mamma di uno dei ragazzini presi di mira. «Non è ammissibile che un ragazzino non possa stare tranquillo in piazza senza venire preso di mira da questi bulletti».

L’intervento del giostraio

L’ultimo blitz dei baby rapinatori risale a venerdì  2 gennaio pomeriggio, in piazza D’Annunzio. Le modalità sono le solite, questa volta però la vittima, 14 anni, è stata salvata da uno dei giostrai che ha assistito a quanto stava accadendo, e ha fermato la gang - erano in due - che ha dovuto andarsene a mani vuote. Un copione a cui dunque gli adulti - quanto meno i genitori e chi frequenta il centro - stanno provando a ribellarsi. Per un semplice motivo: perché i loro figli non abbiano più paura di uscire con i loro amici durante le vacanze di Natale. 

Il sindaco

Assicura che c'è stata particolare attenzione a garantire la sicurezza in questo periodi di festività il sindaco di Montebelluna, il sindaco Adalberto Bordin.

«Durante il Capodanno, così come in tutte le principali manifestazioni natalizie» sostiene, «il presidio del territorio da parte della Polizia locale e dei carabinieri è stato continuo e coordinato. Non parliamo di un’azione estemporanea, ma di un lavoro strutturato che accompagna ogni evento di grande richiamo. Questo per dire che i controlli sono già stati rafforzati e continueranno ad esserlo anche dal punto di vista dell’organico. C’è poi una questione che riguarda le soglie di punibilità e l’efficacia delle sanzioni. È un tema nazionale».

L’opposizione

La sicurezza in primo piano in città. E sulla questione i Democratici per Montebelluna vogliono che si prendano concretamente delle decisioni e sono pronti a raccogliere le firme tra i consiglieri comunali perché sia convocato un consiglio comunale monotematico, in cui analizzare la situazione in città e assumere delle iniziative in merito.

«Da mesi, oltre a fare proposte, chiediamo pubblicamente la convocazione di una commissione sicurezza per affrontare questi problemi» dichiara il capogruppo Davide Quaggiotto. «Se l’amministrazione continuerà così, raccoglieremo le firme necessarie tra i consiglieri per convocare un consiglio comunale monotematico sulla questione sicurezza».

Al centro ovviamente ci sono, ma non solo, le aggressioni dei baby rapinatori, che, va detto, sono nati e cresciuti a Montebelluna. «Non è ammissibile che dei ragazzini possano minacciare i bambini in piazza o gli esercenti senza essere fermati» affermano i dem. «Se è necessario un coinvolgimento del legislatore a livello nazionale bisogna attivarsi per chiedere un intervento delle istituzioni. Per quanto riguarda il caso specifico, vogliamo anche capire di chi si tratta e se in passato si è intervenuti con iniziative di qualche tipo».

Di abbassare l’età della punibilità e di togliere la cittadinanza italiana ai genitori dei rei e pure ai minorenni ed espellerli dall’Italia aveva parlato in un post sui social anche il presidente del consiglio comunale, il leghista Michele Toaldo, che nelle due precedenti legislature era stato capogruppo della Lega prima e assessore ai lavori pubblici poi.

Tornando all’iniziativa annunciata dai Dem, il gruppo consiliare intende rivolgersi anche ai livelli superiori per garantire la sicurezza in città: «Sulla situazione sicurezza a Montebelluna» precisa infatti il capogruppo Davide Quaggiotto, «invieremo una nota al Prefetto per affrontare il problema».

E torna in ballo di conseguenza anche la polemica sugli organici della polizia locale, tema che i dem hanno più volte posto, sottolineando come il numero di agenti sia insufficiente per una città delle dimensioni di Montebelluna. «Per quanto riguarda la maggioranza che amministra la città» sottolineano infatti i consiglieri comunali dei Democratici per Montebelluna, «ricordiamo che la settimana scorsa ha bocciato la nostra proposta di aumentare il corpo della polizia locale: in questi anni il numero di agenti è passato da 19 a 13 e serve un incremento notevole. Per il prossimo anno è prevista solo un’assunzione ma non è sufficiente. Bisogna affrontare il problema sicurezza perché le persone sono seriamente preoccupate, da tempo, e non da oggi». 

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