Suore di clausura in fuga dal monastero: cinque sorelle “dispensate” dai voti
Il Dicastero vaticano ha concesso l’indulto di uscita a cinque religiose che avevano lasciato il monastero dei Santi Gervasio e Protasio di Vittorio Veneto. Le ex monache sono state dispensate dai voti e dagli obblighi della vita consacrata

Sono state formalmente liberate dai vincoli che le legavano all'Ordine cistercense, e dallo stato di vita consacrata, cinque delle religiose che fino a un anno fa circa svolgevano le loro funzioni nel monastero "Santi Gervasio e Protasio", di Vittorio Veneto (Treviso) dal quale si erano spontaneamente allontanate.
Lo ha stabilito il Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, comunicandolo al vescovo, Riccardo Battocchio.
Dallo scorso 11 maggio, si legge in una nota con cui è stata data informazione alla diocesi "è stato concesso a suor Aline Pereira Ghammachi, suor Mariapaola Dal Zotto, suor Gabriella Manno, suor Maria Stella Lotti e suor Maria Melania Moretto l'indulto di uscita", atto che "comporta la dispensa dai voti e dagli altri impegni derivanti dalla professione religiosa monastica, tra cui l'impegno alla vita fraterna nella forma di una comunità stabile, canonicamente riconosciuta dall'autorità competente e guidata da un superiore legittimo".
Le cinque donne operavano in una struttura salita anche agli onori delle cronache per la produzione interna di Prosecco; per cause spiegate come riconducibili ad una difficile convivenza con una abbadessa subentrata a Pereira Ghammachi, avevano lasciato il convento per andare ad abitare nel vicino comune di San Vendemiano (Treviso). Qui abitano tuttora in una villa messa loro a disposizione da proprietari privati.
Il provvedimento del Dicastero sarebbe riconducibile sostanzialmente ad una "presa d'atto" dell'uscita definitiva delle religiose dal monastero al quale appartenevano e non preclude l'eventuale loro futuro ingresso in altri ordini, o la creazione di una comunità autonoma di matrice cristiana.
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