Fa la maturità dopo 46 anni: «Così realizzo un sogno»

Motorista e agricoltore, Paolo Dotto è tornato tra i banchi del Giorgi di Treviso: aveva lasciato la scuola fermandosi alla qualifica triennale

Mattia Toffoletto
Paolo Dotto, maturando dopo 46 anni
Paolo Dotto, maturando dopo 46 anni

Alcune materie sono cambiate, la voglia di dare il massimo no. Con l’obiettivo di prendere il diploma in quello stesso istituto che, 46 anni fa, l’aveva visto, da adolescente, fermarsi alla qualifica triennale.

Fra i 7.720 maturandi trevigiani che domani, 18 giugno, affronteranno lo scritto d’italiano c’è Paolo Dotto, che domenica festeggia 65 anni.

Le serali al Giorgi di Treviso

Agricoltore in pensione, abita a San Giuseppe e ha frequentato le serali al Giorgi di Treviso per ottenere il diploma in manutenzione dei mezzi di trasporto. Un regalo di compleanno che corona un obiettivo custodito nel cassetto da sempre. In attesa della sfida successiva: un progetto di salvaguardia dell’oca pezzata veneta, di cui il non più giovane studente è allevatore.

Dotto, lasciò il Giorgi nel 1978 dopo la qualifica triennale, «Ero il più piccolo di sette fratelli, mamma vedova e contadina. Il papà lo persi a un anno, non ho ricordi. C’era necessità di lavorare e non essere a carico della madre. Eppure mamma mi spronava: “Se vuoi, vai avanti”. Fui io a dire di no, sul piano economico sarebbe stato difficile».

Dotto aveva scelto «l’indirizzo meccanico-motorista. Trovai subito lavoro alla Volvo, iniziai l’apprendistato il 16 ottobre. Lo stesso giorno dell’elezione di papa Giovanni Paolo II, mi piace ricordarlo. In seguito mi chiamò l’Aprilia, cercava un motorista: avevano avuto il contatto dalla scuola. Pensavo di rimanerci poco e aprire un’officina tutta per me, invece lavorai con loro per 10 anni. Reparto motori, naturalmente. Nel 2000 decisi però di licenziarmi e ripartire da zero, aprendo un’azienda agricola. Qui a San Giuseppe avevo qualche terreno. Una scelta di vita. Per mia moglie e i figli».

Prima i motori, dopo l’agricoltura

Dalla prima vita nei motori a una seconda nell’agricoltura. «Una sfida affrontata con il sostegno insostituibile della famiglia. Frutta e verdura: pesche, mele, radicchio. Nove mesi all’anno di fatica e soddisfazioni. Poi, dopo 42 anni di lavoro, di cui 22 da agricoltore, il 1 maggio 2022 sono andato in pensione. L’azienda agricola è rimasta comunque, ma molto più in piccolo. Prima avevo due dipendenti, ora è un hobby. Faccio tutto io. E se mi resta tempo, produco succo di mela biologico: a San Giuseppe ho il banchetto, vendo frutta e verdura».

Il ritorno sui banchi

Ora, dopo tanto lavoro, la scelta di tornare sui libri. «C’è sempre stata dentro di me l’idea di fare le serali e arrivare al diploma. Prima di andarmene in pensione, sono rimasto vedovo: i tre figli sono grandi, solo il più piccolo è ancora all’università. Nella testa mi frullava l’idea di un approfondimento sull’energia e sui consumi, pensavo a un corso sulle rinnovabili. Ho sempre cullato l’obiettivo di perfezionarmi. Mi era stato segnalato un corso serale a Mestre, ma mi era scomodo. Ho cercato privatamente, ma c’era un certo costo da sostenere. Allora sono tornato al Giorgi».

«Mi sono ritrovato nella stessa scuola frequentata 46 anni prima. Ho conosciuto il coordinatore delle serali, Tiziano Bonso, nel giugno 2023. Non ho accettato però subito, dovevo valutare. Poi, nell’estate di due anni fa, Bonso è stato diretto: “Ora ti iscrivi e non ci pensi più”. Per completare quarto e quinto anno ho puntato sull’indirizzo in manutenzione dei mezzi di trasporto», racconta Dotto. «Tornare sui libri è stata un’emozione. Come ringiovanire. Stessa sede del ’78, a San Lazzaro: sono cambiate solo porte e finestre. Tutto uguale a come l’avevo lasciata».

Il valore di un diploma

Per lo studente, il diploma è «un salto di qualità che non avevo potuto realizzare a suo tempo. Un investimento su me stesso, dà apertura mentale. Una soddisfazione personale, un arricchimento: di italiano e storia, di fatto, ho imparato molto di più questi due anni». Non senza difficoltà.

«Avendo fatto il meccanico, conoscevo la materia. Quel che conta è che sono riuscito ad aggiornarmi: l’elettronica non esisteva all’epoca. E l’esame è sempre esame: ci tengo a fare bella figura». E dopo il diploma? «Sto portando avanti un percorso per il riconoscimento dell’oca pezzata veneta, che fino a una ventina di anni fa era data quasi per estinta. Ne ho sei e nell’ultimo anno mi hanno dato un centinaio di pulcini che ho distribuito in giro». Il prossimo progetto di Dotto, nel segno dell’eclettismo, è già avviato.

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