La maglia del Qdp per 24 anni: ora capitan Mognon dice addio al calcio

Dagli esordi nei pulcini al “doblete”: Giacomo si ritira dopo 215 presenze tra eccellenza, promozione, prima e seconda categoria che raccontano la storia di un giocatore che ha vissuto ogni sfumatura del calcio dilettantistico

Andrea Dossi
Capitan Mognon, 29 anni, lascia il QdP
Capitan Mognon, 29 anni, lascia il QdP

Non esistono più le bandiere di una volta, quante volte si è sentita dire questa frase? C’è un legame, nel calcio moderno, che sembra resistere alla volubilità del mercato, alle sirene delle categorie superiori e alla frenesia dei cambiamenti continui: è quello che lega un uomo alla propria maglia.

Giacomo Mognon, 29 anni, originario di Vidor, ha scritto la parola fine su un capitolo che ha definito gran parte della sua vita.

La decisione

Dopo 24 stagioni, il capitano dell’Union Qdp ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo, chiudendo un cerchio iniziato nel lontano 2002. Non è stata una carriera qualunque.

Per Mognon, l’Union Qdp non è mai stata una semplice società sportiva, ma una seconda casa, una famiglia che lo ha visto crescere, passo dopo passo, dai primi calci fino al ruolo di leader della prima squadra. Una militanza, la sua, iniziata quando aveva appena cinque anni e proseguita senza mai cambiare casacca, attraversando le varie epoche del club del Quartier del Piave.

Gli esordi

Difensore centrale, ma capace di reinventarsi all’occorrenza come terzino su entrambe le fasce o come schermo davanti alla difesa nel ruolo di mediano, Mognon ha saputo mettere la sua duttilità tattica al servizio del gruppo. Dal suo ingresso in pianta stabile in prima squadra, avvenuto nella stagione 2016-17, è diventato il punto di riferimento, lo specchio di una società che non ha mai smesso di credere nel suo talento.

Le sue 215 presenze tra eccellenza, promozione, prima e seconda categoria raccontano la storia di un giocatore che ha vissuto ogni sfumatura del calcio dilettantistico. Il destino, spesso, sa essere un ottimo sceneggiatore. E per Giacomo Mognon il congedo non avrebbe potuto avere epilogo migliore. La stagione appena conclusa rimarrà scolpita nella memoria dell’Union Qdp come quella del doblete: la vittoria del Trofeo Veneto di Seconda Categoria e, soprattutto, il trionfo nel girone Q del campionato, che ha garantito la promozione in Prima Categoria.

Il commento

«Il momento migliore? A livello di risultati, senza dubbio questa stagione», confida Mognon, «nonostante le retrocessioni che abbiamo vissuto nel tempo, dall’eccellenza alla seconda categoria, a livello di soddisfazione e di coesione del gruppo, questo è stato l’anno più bello. Quando si vince tutto, è sempre facile dire che è stato l’anno migliore, ma quello che abbiamo costruito va oltre il risultato sportivo».

La spinta

Cosa spinge un calciatore a lasciare quando è ancora nel pieno della maturità agonistica? La risposta di Mognon è pragmatica, quasi sofferta. «Le ultime due stagioni sono state estremamente impegnative a livello di tempo, soprattutto a causa del lavoro. Dovevo fare le corse, non avevo modo di staccare e questo inevitabilmente si ripercuoteva sulla vita di tutti i giorni. Già lo scorso anno il pensiero c’era, ma ho deciso di rimanere per onorare un impegno: riportare la squadra in prima categoria e iniziare a far tornare l’Union Qdp dove merita di stare».

Il capitano è lucido, non vuole trascinare una carriera stanca. «Non voglio tirare la corda per poi fare peggio. Per ora tiro una linea netta con il calcio, voglio evitare i tira e molla. Vedremo se sarà la scelta giusta, ma sento che è il momento di fermarsi». Guardando indietro, il segreto di una fedeltà così rara emerge chiaro.

Questione di fiducia

La vicinanza alle strutture, certo, ma soprattutto la fiducia incondizionata che la società ha sempre riposto in lui. «È stato semplice rimanere qui, anche perché questa è una famiglia. Non avendo mai avuto contrasti, non mi sono mai fatto domande sul futuro altrove. Ho visto compagni provare strade diverse, ma qui stavo bene e alla fine, quando si sta bene in un ambiente che crede in te, ogni scelta diventa naturale». Giacomo Mognon esce di scena da vincente, salutando il prato verde con la fascia al braccio e la consapevolezza di aver dato tutto per i colori che ha indossato fin da bambino. La sua eredità, per i giovani che cresceranno sui campi dell’Union, sarà proprio quella: l’esempio di chi ha saputo trasformare una maglia in una missione di vita.

 

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