I maranza di Montebelluna diventano un caso italiano: «La bike life è uno sport vero»

Parla Danny Ranieri, presidente dell’associazione nazionale: «Chiediamo un incontro al sindaco, servono spazi dedicati»

Enzo Favero
Un raid in bicicletta dei maranza montebellunesi
Un raid in bicicletta dei maranza montebellunesi

C’è l’associazione nazionale per la bike life, ha sede a Ferrara, ha già alcuni iscritti montebellunesi e proprio nel Trevigiano è stata costituita una sezione dell’associazione per far rientrare nell’alveo della normalità il fenomeno che ha allarmato i montebellunesi e fatto scoppiare tante tensioni tra i ragazzi che fanno le loro esibizioni in bici e la gente, soprattutto automobilisti, con cui hanno avuto a che fare. Si chiama Tsw-Crew Asd, presidente è il ferrarese Danny Ranieri, è stata formalizzata proprio ad agosto dopo un lavoro di carte e permessi durato alcuni mesi ed è pronta a indirizzare le impennate in bici verso una pratica che non diventi più motivo di scontri e tensioni. Insomma vuole far diventare la passione dei ragazzi per le esibizioni in bici una pratica sportiva vera e propria.

Lotta alle devianze

«L’associazione – spiega Parla Danny Ranieri, presidente dell’associazione nazionale «Chiediamo un incontro al sindaco, servono spazi dedicati»– ha due scopi principali: far riconoscere la bike life come sport e contrastare il fenomeno delle baby gang». Respingono l’etichetta di baby gang e di maranza, si dicono contrari ad atteggiamenti di bullismo e vogliono che diventi una pratica che appassiona i ragazzi e venga riconosciuta come uno sport vero e proprio. Ma ci sono tanti episodi che, proprio a Montebelluna, hanno fatto emergere comportamenti di sfida e bullismo: sputi, insulti. «Noi espelliamo chi si comporta così – dice Ranieri – ma prima cerchiamo di recuperarli. Se un ragazzo ha comportamenti da bullo prima di tutto bisogna cercare di recuperarlo anziché sbatterlo in strada da solo, perché si comporterebbe poi ancora peggio. Se poi il recupero non diventa proprio possibile, allora è fuori dall’associazione».

Richiesta di spazi

Però esibizioni in mezzo al traffico, sfiorando i passanti, rallentando il traffico, insultando gli automobilisti che suonano il clacson non è proprio classificabile come sport. «Ripeto, episodi simili non li accettiamo – afferma il presidente di Tsw-Crew – noi vogliamo che questa pratica diventi e venga riconosciuta come uno sport e di conseguenza cerchiamo spazi dove praticarla. La sezione trevigiana di Montebelluna, adesso che siamo legalmente costituiti, chiederà di incontrare il sindaco per individuare spazi dove i ragazzi, in sicurezza, possano fare pratica di questa attività e quindi ovviare alle tensioni che si sono create a causa di alcuni comportamenti che non fanno parte del nostro modo di essere. Sono padre anche io come lo sono tanti genitori montebellunesi di questi ragazzi e vogliamo che possano praticare uno sport che li appassiona senza che ci siano tensioni e litigi». 

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