Manzato si sposa, senza sindaco Dal Zilio: non celebro unioni gay

L’appuntamento è imminente. In sala consiliare, al municipio di Quinto. Il professor Eugenio Manzato, già direttore dei musei civici di Treviso, grande esperto d’arte, sposerà presto il compagno Mario, coronando 39 anni di legame. Ala luce del sole, grazie alla legge Cirinnà sulle unioni civili.
A celebrare il matrimonio, sarà il dirigente dell’ufficio anagrafe, responsabile dell’ufficio di stato civile. Non il sindaco Mauro Dal Zilio (Lega), non un assessore, non un consigliere, almeno di maggioranza. «Ho un impegno, davvero», precisa subito il primo cittadino di Quinto. Ma ci sono motivazione personali, e non solo, dietro quell’assenza. «Massimo rispetto per chi fa quella scelta, certo non la condivido, il comune di Quinto applica la legge, ma certo non chiedetemi di celebrare queste unioni civili», spiega subito Dal Zilio.
E’ evidente che sulla sua posizione personale, una sorta di «obiezione di coscienza» - non dispiacerà al Carroccio, che dopo il varo della legge ha inviato espressamente i suoi sindaci e i suoi amministratori a non celebrare le nozze gay o lesbo legalizzate dalla legge Cirinnà.
Ma Dal Zilio vuole precisare molto dettagliatamente la sua posizione e la sua scelta. «Lo voglio chiarire subito, per evitare attacchi infondati: Manzato è persona che stimo, per la quale ho il massimo rispetto, del quale conosciamo tutti cultura e preparazione, tant’è vero che spesso la nostra amministrazione lo ha invitato ad eventi, incontri e conferenze», dice, «uno spessore testimoniato anche dal mondo in cui si è presentato in municipio per presentare la richiesta di celebrare il rito. E dunque non c’è nulla contro di lui, e la sua persona. Per me è questione di principio, come sindaco devo far applicare una legge dello Stato, ma non chiedetemi di celebrarla»
La sua scelta sembra non isolata. Non ci sarà un assessore, nè un consigliere, domani. «Almeno per quanto concerne la maggioranza, nessuno mi ha chiesto di celebrare l’unione, io come ho detto sono impegnato», precisa Dal Zilio, «tutto si svolgerà nella sala consiliare, secondo quanto prevede la legge, con il dirigente». Dal Zilio non sembra preoccupato per il suo chiamarsi fuori, che di fatto rende il rito più tecnico, non coinvolge l’amministrazione cittadina e il suo rappresentare la comunità. Ed è una linea che certamente è destinata a trovare sponda in un Carroccio che su questo e altri temi etici non è granitico (Marzio Favero, e non solo lui, hanno espresso posizioni di apertura)
Gli sposi hanno già espresso la loro felicità per la possibilità che la legge offre ora a chi sin qui ha dovuto restare «sottotraccia». Proprio Manzato, al nostro giornale, esprimeva pochi giorni or sono la sua soddisfazione: «E’ un riconoscimento che può spianare la strada perché anche queste unioni siano considerate assolutamente normali». Non mancando di ringraziare «per la cortesia e la professionalità» il dirigente del comune di Quinto.
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