Manildo: «È una bella notizia». Ma punta ancora su “Marco”

TREVISO. E’ una bella notizia per la città, mi era giunta voce che si stesse muovendo qualcosa. Ma questo non ci fa cambiare minimamente i nostri progetti». È la prima reazione del sindaco Giovanni Manildo alla notizia della mostra autunnale ai Carraresi, nella inattesa partnership di Fondazione con la Kornice di Andrea Brunello, e con Lionello Puppi.
Il sindaco insiste dunque: punta a completare i (tanto discussi) lavori a Santa Caterina, ultimare la ristrutturazione del Bailo per la sua riapertura in autunno, rioffrire la collezione Salce e valorizzare tutte le sinergie e le collaborazioni per esaltare i tesori culturali cittadini. E la mostra di Goldin, dopo il rinvio deciso dal patron di Linea d’Ombra? Manildo non parla, e anche in giunta c’è il massimo riserbo. Ma sembra proprio che non se la sia messa via, e lavori in extremis per una mostra imperniata sui prestiti delle collezioni private, con i gioielli mai visti prima annunciati da Goldin, che può vantare una rete straordinaria di collezionisti.
Goldin è però fermissimo: con Manildo e la giunta parlerà solo a lavori a Santa Caterina finiti, e in vista dell’autunno 2016. Riuscirà Manildo a salvare in extremis la mostra di Goldin e il progetto «Treviso e il mondo», le altre 7 esposizioni collegate? Manildo ha in mano nuove carte da giocare? Una cosa è certa. Niente come le mostre a Treviso crea ogni volta copioni straordinari, che rimbalzano in tutta Italia. Sorprese e polemiche, petizioni e cause, colpi di scena e dietrofront, soldi e penali, piatti e notti: di tutto e di più.
La nuova mostra, ad esempio, arricchisce un copione di baruffe che già aveva fatto parlare l’Italia. In scena entrano ed escono di continuo personaggi.
Rientra a Treviso, a sorpresa, Andrea Brunello, che a Brescia, nell’ultima esperienza da patron di mostre, incappò in un’inchiesta della magistratura, quando il Comune di Brescia scoprì come i dati ufficiali sui visitatori fossero stati gonfiati per acquisire il bonus contrattuale previsto se le sue mostre avessero superato un certo numero di visitatori. E poi la liquidazione della società Artematica, che aveva in Stefanel e nella sua finanziaria un partner illustre.
E torna, da protagonista, Lionello Puppi, l’accademico che in occasione della prima mostra vicentina di Goldin, non aveva esitato ad attaccare il patron di Linea d’Ombra con toni durissimi. Ed era tornato alla carica poche settimane fa, aderendo all’appello del comitato di Santa Caterina ben Comune.
«No alla subordinazione del restauro di Santa Caterina all'allestimento dell'ennesimo carrozzone che un pifferaio, al cui cospetto il Magico di Hamelin sparisce, sta abborracciando», aveva scritto Puppi. E ancora, aveva sparato su chi «studioso presente nella letteratura scientifica non è, e snaturerebbe la vocazione del museo in cambio del miracolo economico inebriante che vien demandato al solito Uomo della Provvidenza cui questo disgraziato Paese ama affidarsi, nemmeno domandandosi quale specchietto per le allodole tenga nella bisaccia il Pifferaio, che asso nella manica il Prestigitatore».
E adesso è candidato all’uscita di scena Adriano Madaro, numero uno dell’associazione «Sigillum», che contava di continuare il ciclo di mostre sull’Estremo Oriente, ma ora si vede superare dal progetto su El Greco. A proposito. Fondazione Cassamarca aveva un altro asso nella manica: il ciclo di mostre sulla grande fotografia stipulato un anno e mezzo fa con Civita, e che doveva cominciare proprio nell’autunno 2015. Sarà fatto slittare?
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