“Mai mollare”, il motto di Michele che combatte un neurinoma al cervello facendo beneficenza

LA STORIA
La tempra di un uomo si misura, dicono i saggi, basandosi su come un individuo affronta e combatte le difficoltà della vita, senza arrendersi, anche quando la strada che rischia di trascinarti nell’abisso più profondo sembra non dare alcuna possibilità di ritorno. Michele Borin, 37enne di Pieve di Soligo, di tempra ne ha da vendere.
LA DIAGNOSI
Di cosa significhi, letteralmente, lottare contro un avversario dei più ostici, non facendosi mai abbattere al moto di “mai mollare”, ne sa qualcosa da oltre 14 mesi: da quando nel maggio 2019, dall’esito di una risonanza magnetica gli viene diagnosticato un neurinoma al cervello, in una parte molto delicata in cui non è possibile operare. «Un incidente di percorso, chiamiamolo così, dalla quale però ho deciso di non farmi sopraffare - racconta Michele - non nascondo che i primi giorni sono stati di sconforto totale. Poi però ho capito che l’unica cosa costruttiva da fare, grazie al sostegno di mia moglie Sara, con cui venerdì festeggerò i 10 anni di matrimonio, dei miei figli Manuel e Filippo e di papà Palmino e mamma Mariagrazia, era parlarne, nella speranza di portare un messaggio positivo alle tante persone che si trovano impegnate nello stesso campo di battaglia».
LE TERAPIE
Una serie di visite specialistiche in tutto il nord Italia, tra Milano, Piacenza e Trento, per poi decidere di sottoporsi a Verona, sotto la guida del dottor Antonio Nicolato, responsabile di Neurochirurgia stereotassica, ad un intervento con metodo “gamma knife”: detta anche operazione a bisturi invisibili in cui delle radiazioni di cobalto ad alta intensità vanno a colpire il male cercando di bloccarne la crescita. Era il 26 novembre 2019, e a giorni Michele saprà se il trattamento a cui si è sottoposto sta sortendo gli effetti che noi tutti ci auguriamo.
IL PROGETTO
«Ciò che voglio fare ora è riprendermi la mia vita e diffondere il mio pensiero racchiuso in un hashtag: “#maimollare”. Frase diventata anche il nome di una pagina Facebook dove racconto chi sono, la mia storia, la mia passione per i motori e la corsa, ma soprattutto il rapporto con la malattia. Uno spazio in cui interagisco con chi ha avuto, o sta attraversando or ora, esperienze simili e attraverso la quale sto raccogliendo dei fondi da devolvere in beneficenza e aiutare chi soffre».
L’ASSOCIAZIONE
«Al momento - continua il 37enne - attraverso la stampa di oltre 300 t-shirt, sono riuscito a mettere insieme circa duemila euro che donerò di persona all’ospedale di Verona che mi sta seguendo. Le magliette sono state un viaggio personale, un modo per conoscere altre esperienze, le loro storie di coraggio che porterò sempre con me. Il prossimo step sarà quello di fondare l’associazione “#maimollare - no profit” con l’obiettivo di donare delle biciclette speciali per i bambini con disabilità». —
RICCARDO MAZZERO
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