Le imprese artigiane chiudono «Il futuro? Green economy»

In dieci anni la diminuzione delle imprese è diventata un fenomeno strutturale Il presidente Sartori: «Sopravvive chi presta attenzione al proprio territorio»

ODERZO. Artigiani vicini alla pensione che operano in contesti molto diversi rispetto a qualche decennio fa, e che proprio per questo motivo devono reinventare il loro modo di lavorare. Come? «Prestando attenzione al loro territorio». È questa la radiografia dell’artigianato di Oderzo e Motta fotografata dall’indagine condotta dal mandamento locale della Confartigianato, presieduto da Armando Sartori. Il futuro, secondo i vertici dell’associazione di categoria, passa per una sola strada: «La green economy», scandisce Sartori: «Non lo dico per moda, come potrebbe sembrare di primo acchito. Per riuscire a lavorare dovremo essere attenti ad esempio agli sgravi fiscali decisi dal governo, che ormai riguardano quasi solo l’efficientamento energetico degli edifici». La riflessione esclude gli artigiani che si occupano di servizi (parrucchieri, estetisti, trasportatori, meccanici) e di manifattura (metalmeccanica, sartoria, falegnameria). Il target è il settore delle costruzioni, che da solo rappresenta il 32% delle attività artigiane nel mandamento di Oderzo e Motta: «Dobbiamo essere in grado di comunicare meglio ai nostri potenziali clienti le opportunità offerte dal governo, sottolineando i vantaggi che i cittadini possono avere grazie alle detrazioni. Il futuro di Confartigianato e di tutti gli artigiani passa per l’attenzione nei confronti del territorio», continua Sartori. L’esempio che porta è quello che riguarda i condomìni, sui quali il governo di recente ha approvato una serie di misure che tendono a concedere sgravi dal 75 all’85% dell’importo speso per quegli stabili nei quali viene ridotto il rischio sismico e insieme viene potenziato l’efficientamento energetico: «Qui stiamo studiando anche noi della Confartigianato di Oderzo-Motta in che modo operare. Potremmo informare anche noi i privati di queste possibilità, magari allegando una lista di nostri associati in grado di eseguire quei lavori. Ci guadagnerebbero tutti: lo Stato eviterebbe sanzioni, i cittadini vivrebbero in edifici più sicuri e più belli e le imprese riprenderebbero a lavorare. Siccome è proprio la green economy l’unico spazio che consente di lavorare, gli artigiani devono cambiare approccio: è quello il futuro», sono le parole di Armando Sartori. In effetti, il tessuto artigiano della zona di Oderzo e Motta è uscito pesantemente ammaccato da dieci anni di crisi, tanto che Sartori parla della diminuzione delle imprese artigiane come di un «fenomeno che ormai si può definire strutturale». Ad essere stata più duramente colpita dalla crisi esplosa nel 2008 è stata la piccola Portobuffolè. Nel Comune più piccolo della Marca le imprese artigiane sono passate dalle 29 del 2009 alle 19 del 2019, con una diminuzione del 34,5%. Meglio, ma non poi di tanto, è andata a Cimadolmo: nel Comune più leghista d’Italia la diminuzione è stata del 18,7%, con gli artigiani passati da 134 a 109. Nell’ordine, poi, le diminuzioni più consistenti si sono registrate a Chiarano (-13,9%), Motta di Livenza (-13,1%), Cessalto (11,9%), Meduna (-10,7%), Mansuè (-10,6%), Ormelle (-9,6%), Gorgo (-9,3%), Salgareda (-9,1%) e Ponte di Piave (-7,2%). Sul podio finiscono Oderzo (-5,9%), San Polo di Piave (-5,2%) e Fontanelle (-2,1%). Il dato di Fontanelle, che per la ricerca è il Comune che meglio ha retto alla potenza della crisi economica globale del secondo decennio del ventunesimo secolo, è estremamente rivelatore. Il paese migliore ha comunque perso 4 imprese artigiane in 10 anni. —

Niccolò Budoia

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso