La Procura: belve feroci
Antonio Fojadelli: delitto di incredibile efferatezza

BORIN GORGO AL MONTICANO DUPLICE OMICIDIO VIA SANT ANTONINO CONUIGI PELLICERDI AGENZIA FOTOGRAFICA FOTO FILM
TREVISO. Una banda di «bestie feroci», li hanno definiti gli inquirenti. Un commando criminale che non ha esitato a seviziare e a torturare a morte i coniugi Guido Pellicciardi e Lucia Comin (la donna sarebbe stata addirittura violentata), pur di farsi consegnare le chiavi di villa Durante. E' la pista che la Procura sta seguendo con determinazione, senza però tralasciare l'ipotesi della vendetta, per far luce sul massacro di Gorgo. E c'è anche un super testimone, un vicino che ha visto i banditi fuggire. «Bestie feroci». «Ci sono pochi elementi di certezza e poche tracce, ma una cosa è indubbia: l'incredibile efferatezza del delitto». Lo ha detto ieri mattina il procuratore Antonio Fojadelli che insieme al sostituto Valeria Sanzari coordina le indagini dei carabinieri e della Squadra Mobile. Indagini ad ampio raggio, ha precisato il magistrato «in cui la rapina è una delle ipotesi, ma non la sola». In realtà la pista del commando criminale che avrebbe seviziato i coniugi Pellicciardi per farsi consegnare le chiavi di villa Durante (di cui da cinque mesi erano i custodi del parco), appariva ieri la più probabile.
Le altre piste prese in considerazione sono quelle di un regolamento di conti (ma i coniugi non hanno alcun precedente penale) o di un contrasto nato in famiglia, con qualcuno che le vittime conoscevano molto bene (e questo spiegherebbe l'assenza di segni di effrazione e il fatto che i primi testimoni a essere sentiti siano stati proprio i parenti stretti). «Bestie feroci» li ha definiti il sostituto Valeria Sanzari riferendosi agli assassini ed escludendo l'azione di ladruncoli privi di esperienza che avrebbero perso il sangue freddo di fronte alla reazione dei coniugi di Gorgo. Rapina con tortura. Chi ha agito lo ha fatto con estrema determinazione e lucidità e con straordinaria ferocia; ha imboccato il vialetto sulla sinistra della villa (dando le spalle al cancello), è entrato in garage attraverso il basculante (abitualmente aperto) e ha varcato la porticina che immette nel porticato della dependence. A questo punto il commando di due, forse tre persone, sarebbe entrato nella casa dei custodi (la porta non era chiusa a chiave) e avrebbe raggiunto la camera da letto. Qui i coniugi sarebbero stati sorpresi e seviziati, come fanno pensare le numerose ferite da arma da taglio e le svariate botte su tutto il corpo. E alcune lesioni sono state trovate alle parti intime della donna: l'ipotesi che sia stata violentata con l'uso di qualche oggetto, dovrà essere confermata dall'autopsia. Che dovrà anche stabilire la presenza di ferite da arma di fuoco, non rilevate dall'esame esterno. I banditi cercavano con ogni probabilità le chiavi della villa che però i coniugi Pellicciardi non possedevano.
Marito e moglie hanno reagito o, comunque, hanno cercato di difendersi disperatamente dall'aggressione: il tutto è avvenuto probabilmente nella camera da letto, dove sono state rilevate le tracce di sangue più numerose e diffuse. Prima sarebbe morta la donna, poi il compagno. I corpi sono stati quindi coricati sul letto, dove la guardia giurata Luigi Trezza li ha trovati supini tra le 3.15 e le 3.30, quando ha dato l'allarme all'istituto di vigilanza Carniel presso cui lavorava; a quell'ora in servizio alla centrale c'era il figlio delle vittime, Daniele Pellicciardi, anche lui guardia giurata. Oggi le autopsie. Le autopsie, affidate, al professor Montisci dell'Istituto di Medicina legale di Padova e che verranno eseguite questa mattina dopo le 9, risultano decisive per chiarire l'accaduto. Per stabilire le cause esatte del decesso, l'orario della morte che il medico legale ha indicato tra mezzanotte e le tre, per confermare la violenza sessuale su Lucia Comin e per individuare il tipo di armi usate. Che non sono state trovate sul luogo del delitto. Gli investigatori pensano comunque a coltelli, forse spranghe e bastoni. I due precedenti. Il tipo di armi usate ricorda altri due recentissimi colpi. C'è quello del 12 agosto a Cimadolmo: i banditi sono entrati in una villetta isolata raggiungendo la camera dove dormiva la badante dell'anziana proprietaria, l'hanno fatta inginocchiare e l'hanno minacciata di morte se non avesse rivelato il posto della cassaforte. E c'è quella di Ferragosto a Lovadina: quattro banditi armati di spranghe e pistole hanno picchiato con un piede di porco il padrone di casa per scoprire dove teneva la cassaforte.
In entrambi i casi, i malviventi hanno rovistato ovunque, esattamente com'è successo in via S. Antonino dove gli inquirenti hanno trovato una «scena del crimine molto complessa»: mobili rovesciati, bottiglie rotte, oggetti fuori posto. Gli investigatori stanno cercando di capire se manca qualcosa in casa. Certo è che la villa non è stata violata e il sistema d'allarme non è stato intaccato. I banditi sarebbero fuggiti a mani vuote. E c'è chi li ha visti scappare. Il supertestimone. Un vicino ha riferito ieri ai carabinieri di aver visto i malviventi scappare e avrebbe riferito alcuni particolari, come il colore della pelle. L'uomo, la cui testimonianza si potrebbe a questo punto rivelare decisiva, è stato immediatamente portato in caserma per la deposizione. Il summit. I carabinieri del Ris di Parma potrebbero prendere parte alle indagini della Procura. Che, dopo aver sequestrato la casa dei custodi, ha disposto il rilievo di eventuali impronte digitali, delle tracce di sangue, l'esame del Dna, la ricerca di attrezzi che potrebbero essere stati utilizzati per colpire i coniugi. I dettagli per il proseguimento delle indagini sono stati messi a punto ieri pomeriggio in Procura, nel corso di un summit tra inquirenti e investigatori. Di una cosa c'è la certezza: il salto di qualità della criminalità nella Marca.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso
Leggi anche
Video








