La polemica con Napoli: la mozzarella made in Treviso “bocciata”

ISTRANA. «Prodotto veneto». «La cosa più ridicola mai letta». Scoppia la guerra della mozzarella tra Napoli e la Marca. Il primo messaggio campeggia su un cartello che spiega come la mozzarella di bufala in questione sia prodotta a Istrana. Il secondo, che bolla il primo come «ridicolo», è il commento online di un giornalista napoletano, Ciro Pellegrino, capo delle cronache di Fanpage.it.
Alla vigilia della “Festa della bufala” (dal 26 agosto al 9 settembre a Pezzan di Istrana) volano gli stracci. Il giornalista napoletano, sul proprio profilo Facebook, qualche settimana fa ha postato l’immagine di quel cartello «Mozzarella di bufala, prodotto veneto, Istrana». È stato lui stesso, con un «La cosa più ridicola mai letta», a dare il via a una sfilza di commenti tra l’ironico e l’indignato. Non tutti cavalcano l’indignazione, va detto. C’è infatti anche chi spiega, riferendosi ai produttori di Istrana: «Lo possono fare, la mozzarella di bufala campana, secondo il disciplinare di produzione è Dop e il marchio è quello.Nulla vieta che altri non possano fare mozzarella con latte di bufala, ovviamente non Dop. Inoltre la bufala è un animale di origine asiatica». Replica il giornalista, in napoletano: «Per me s’a’ ponno magnà loro». «Guarda io sono di Battipaglia e vivo a Treviso - interviene un altro - Ti confermo che ci sono le bufale e i caseifici. Quanto al risultato, beh... ti dico solo che la mangiano solo se sono passati un paio di giorni dalla produzione... in frigorifero. La gradiscono così».
Schermaglie, ma sull’argomento si era espresso in passato anche “Identità insorgenti” a tutela della Dop: «Nulla di illegale per l’azienda agricola Tre Comuni», hanno spiegato, «produrre mozzarella di bufala in altre regioni, grazie alle leggi italiane e europee, è possibile».
Ma in tema di bufala - in questo caso come ingrediente della pizza napoletana - c’è anche un bel gemellaggio tra il capoluogo campano e Treviso. Protagonista Mimmo Vassallo, napoletano verace, ex ottimo calciatore dilettante, che viene da una famiglia di pizzaioli da generazioni - come ha raccontato “Leggo” - una dinastia di amanti di quella straordinaria pietanza che rappresenta Napoli nel mondo. Poi, dopo aver lavorato per quarant’anni nella sua città, Mimmo Vassallo si è trasferito a Monastier per una nuova avventura, chiamata “Arte bianca”. «Scelta dolorosa, (perché per ogni napoletano è un sacrificio indicibile lasciare la propria città), ma imprenditorialmente perfetta».
Nella Marca, Vassallo ha trovato un pubblico affezionato che rende merito al suo talento. Che lui ora sta trasferendo al figlio Manuele. Vero ambasciatore della pizza in Veneto, componente dell’Associazione pizzaioli veraci napoletani, a maggio di quest’anno Mimmo è diventato a Parma vice campione mondiale della pizza “gluten free”. Le farine senza glutine generano paste molto difficili da lavorare, il rischio è che la pizza se non è fatta bene si sgretoli, lui cerca di farle lievitare per almeno 24 ore perché non facciano sete e non gonfino.
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