La Marca con Liliana Conte: doveroso esserci Ma poi non è più andato

Tra i sindaci giunti l’altra sera a Milano per sostenere Liliana Segre i trevigiani non erano tantissimi: 5 su 94, sebbene capitanati dalla presidente dell’associazione Comuni della Marca Trevigiana Mariarosa Barazza. Due donne e tre uomini, per la maggioranza di area centrosinistra. Tranne uno, leghista doc, che ha colpito tutti nella molteplice veste. Si tratta di Stefano Marcon che ha scelto di indossare la fascia azzurra da presidente della Provincia ma che dichiara di aver partecipato anche come sindaco di Castelfranco, presidente veneto nonché vicepresidente nazionale dell’Unione Province d’Italia. Lui in realtà preferisce dire che ha partecipato «come Stefano Marcon perché non mi piace essere apostrofato quale antisemita, razzista, xenofobo come è accaduto». Anche lui ha voluto esserci l’altro giorno a Milano, con gli oltre 600 sindaci in fascia tricolore giunti da tutta Italia. Accanto a Marcon altri quattro sindaci trevigiani: Paola Moro di Monastier, Rossella Cendron Silea, Paolo Galeano Preganziol, Vincenzo Traetta Cappella Maggiore. Avrebbe dovuto partecipare anche il primo cittadino di Treviso Mario Conte, così almeno aveva dichiarato al quotidiano cattolico Avvenire. Poi però a metà strada confessa d’aver dovuto fare dietrofront e tornare a casa «per urgenze inderogabili del Comune». In ogni caso chi c’era si è emozionato e molto. «Orgogliosamente presente» si definisce Marcon, così come «felice della vicinanza fisica e simbolica» alla Segre si è sentita la Barazza. Sopravvissuta agli orrori di Auschwitz e alla carneficina subita dalla sua famiglia, Liliana Segre è stata attaccata sui social e non solo da chi si nutre di odio e costretta per questo a muoversi, lei che ha quasi 90 anni, con la scorta. I sindaci si sono uniti attorno a questa straordinaria figura di donna superando steccati e barriere politiche, al grido «L’odio non ha futuro». Lo slogan è stato il filo conduttore della giornata caratterizzata da poche parole e molta vicinanza, conclusa con l’inno di Mameli. Sindaci che vogliono costruire un futuro diverso, per il Paese e per le proprie comunità. Nessuna parata... —

Laura Simeoni

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