La Lega spara a zero sugli alleati

Il sindaco Alberto Maniero minimizza e fa il pompiere: «Normale dialettica interna. Dobbiamo lavorare insieme»
CONEGLIANO. Prima le critiche all’ex sindaco Floriano Zambon, accusato di voler potenziare la sua nuova carica di presidente del Consiglio. Poi l’accusa al vicesindaco Paola Mirto di aver fatto poco o nulla per l’ordine pubblico. Sul Polo sta piovendo il «fuoco amico» della Lega. Le pesanti critiche verso Floriano Zambon e Paola Mirto sono state mosse dal capogruppo della Lega in Consiglio, Giovanni Bernardelli.


Sono passati solo pochi giorni dalle elezioni amministrative, che per la prima volta hanno sancito a Conegliano l’alleanza Polo-Lega (e l’ingresso del Carroccio in giunta), ma la Lega dà l’impressione che non sarà un alleato «materasso» del successore di Zambon. E i toni sono già molto accesi. Tocca proprio al sindaco Alberto Maniero cercare di fare il pompiere. «Fa parte della normale dialettica - sostiene il primo cittadino - la Lega Nord porta avanti valori che non sono così distanti dalla Cdl. E la sua presenza nella coalizione assicura nella maggioranza un dibattito con più esponenti e più idee. Il tema della tutela all’ordine pubblico è caro alla Lega, quanto all’intera coalizione. Ora si tratta di lavorare insieme».


La Lega insiste soprattutto sul tema dell’ordine pubblico, chiedendo un giro di vite su clandestini, phone center, ambulanti abusivi. «Nel settembre del 2005 ho presentato una mozione che voleva regolamentare orari, prodotti venduti e norme igienico sanitarie dei phone center - denuncia Bernardelli - questa era stata approvata dalla maggioranza e l’assessore Mirto disse che sarebbero scattati i controlli. E ora? Dopo due anni l’assessore vuole fare la stessa cosa che non solo avevo proposto, ma che anche era stata votata e approvata? E in questi due anni?».


Ma la Lega non le ha risparmiate neppure al sindaco uscente Floriano Zambon, che, subito dopo l’elezione a presidente del consiglio comunale, ne aveva annunciato una gestione «innovativa», conservando orario di ricevimento del pubblico (fatto senza precedenti), ed esprimendo il desiderio di valorizzare l’assise consiliare con due vicepresidenti e sedute aperte ad altre istituzioni. «In questo momento credo sia prematuro poiché comporterebbe dispendio di tempo ed energie, quando invece vanno affrontate altre questioni - è stata la presa di posizione di Giovanni Bernardelli - per la modifica del regolamento, se mai ce ne sarà bisogno, c’è tempo. Il presidente del consiglio è organo di mera rilevanza interna».

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