La Cgil: «Bisogna potenziare il welfare aziendale in corsia»

Il sindacalista Ivan Bernini suggerisce di creare strumenti di conciliazione vita-lavoro per arginare la fuga al privato dei camici bianchi del Ssn

TREVISO. Mentre il dibattito sulla penuria di dottori e sui possibili rimedi tiene banco investendo politica, direzioni delle Usl, rappresentanze dei medici e comitati di cittadini, il sindacalista Ivan Bernini, segretario della Funzione Pubblica-Cgil del Veneto prova a tracciare un’altra strada. «Il dibattito è quanto mai acceso sulle prestazioni affidate ai medici con contratti esterni.

Rispetto al resto del Veneto l’Usl di Marca riesce ancora ad arginare questa rincorsa, anche se non del tutto» evidenzia Bernini. Ma la partita è ancora tutta da giocare. «Da una parte c’è chi dice che i medici non si presentano ai concorsi del Servizio sanitario nazionale, dall’altro i professionisti che mancano vengono recuperati pagando cooperative e agenzie. Allora mi chiedo: i medici ci sono o non ci sono? E mi rispondo che la verità sta nel mezzo» prosegue il sindacalista.

Ben venga allora una revisione della programmazione universitaria, per creare il giusto equilibrio tra domanda e offerta, ma bisogna anche incentivare l’appeal della sanità pubblica. Secondo Bernini, basterebbero poche, semplici, mosse: «Occorre investire sul personale, pagandolo di più, oppure offrendo degli incentivi: maggiore flessibilità, attenzione alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro». A sostegno della sua tesi, i dati: «Nel comparto composto da infermieri, operatori socio sanitari e amministrativi, la componente femminile è predominante, 52 anni l’età media. Serve un piano occupazionale per sostenere realmente lavoratori e lavoratrici».Come dire, se Maometto non va alla montagna, sia la montagna ad andare da Maometto. —

V.C.

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