«La barchessa crollata dev’essere recuperata»

Sala gremita all’incontro promosso dal parroco Servono 500 mila euro, al via raccolte di fondi e progetti
Allegranzi Farra di Soligo Incontro Sul Futuro della Barchessa Crollata Architetto Marco Marello
Allegranzi Farra di Soligo Incontro Sul Futuro della Barchessa Crollata Architetto Marco Marello

FARRA DI SOLIGO. Oltre sessanta persone, tra rappresentanti delle associazioni locali ed il sindaco Mattia Perencin con il suo vice Michele Andreola, si sono radunate lunedì sera nella canonica parrocchiale per discutere, del futuro della barchessa dopo il crollo di dieci giorni fa. L’incontro era promosso dallo stesso parroco, don Brunone De Toffol.

«La serata è stata utile per mettere a conoscenza la nostra comunità su quanto accaduto e condividere delle idee su una progettualità futura e la destinazione di questi spazi, che dobbiamo ristrutturare per non perderli per sempre», dice don Brunone. «Al momento stiamo già intervenendo per la messa in sicurezza di entrambi gli edifici del 1.600, facendo particolare attenzione a quello a ridosso della strada e più vicino all’incrocio tra la provinciale e via Sernaglia, che ha comportato la chiusura al transito di parte della sede stradale, ma che nelle prossime ore verrà ripristinata. Con l’aiuto delle associazioni», continua il parroco, «l’idea è di organizzare eventi specifici per raccogliere fondi da destinare al restauro, mentre con l’aiuto del Comune cercheremo di partecipare a qualche bando per ottenere contributi». Un imponente programma di restauro che andrà a coinvolgere sia la parte della barchessa crollata, che quella che si affaccia sulla parte opposta della corte comune, storicamente utilizzata come stalla per cui si parla di un investimento necessario, come confermato dall’architetto e storico collaboratore della parrocchia di Farra, Marco Merello, che supera i 500mila euro.

«Gli importi in ballo sono importanti, per questo sarà necessario decidere per quale utilizzo verrà destinata l’area», dice l’architetto. «Per il momento i luoghi sono stati messi in sicurezza, ma bisognerà intervenire quanto prima. Il fabbricato va reso agibile intervenendo sulle opere murarie prima del rifacimento del tetto, e stiamo parlando di quasi 300 metri quadri di superficie. Sarà un lungo percorso», conclude il professionista. —

R.M.

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