«Io, 73 anni, il mio cane e la passione per la caccia»

Angela Lioni, la più anziana cacciatrice della Marca, oggi va in collina con il fucile «Ho iniziato per aiutare mio marito. Poi ho preso la licenza e non ho più smesso»
Di Valentina Calzavara

«Io caccio per passione. Lo faccio da più di trent'anni perché amo il contatto con gli animali e con l'ambiente. Per me cacciare è un modo sano di vivere il mondo, ti regala belle emozioni, ti fa sentire libera. Con i cani che mi accompagnano finisco per parlare: basta un'occhiata per capirci al volo, e questo, per me, è un qualcosa di straordinario e irrinunciabile. Così uomo e natura diventano un tutt'uno». Angela Lioni, conosciuta da tutti come Anna Rosada, è la cacciatrice più anziana della Marca. Classe 1940, la signora Anna vive a Santa Lucia di Piave e da 34 anni pratica l'attività venatoria. Un appuntamento che oggi si rinnova anche per gli altri 6.927 cacciatori della provincia di Treviso di cui 6.902 uomini e 25 donne. La maggior parte di loro (4.576) sono iscritti a uno dei 13 ambiti territoriali, mentre i restanti vanno a sparare in una delle 39 riserve alpine della Provincia e hanno un'età media di 74 anni. La stagione venatoria si chiuderà il 30 gennaio prossimo.

Anna è una delle poche cacciatrici donna iscritte, ed è stata la prima ad avvicinarsi a questo mondo nel lontano 1980. La sua è una storia che ha a che vedere con l'amore per suo marito, oltre che con l'interesse per l'ambiente e la voglia di stare all'aria aperta.

Anna è bionda, due grandi occhi azzurri, 73 anni portati con piglio energico: da molto tempo, non sa proprio rinunciare a fischietto, tuta mimetica, stivaloni verdi, fucile (il suo è un automatico Breda) e alle sue amate cagnoline, vere e proprie compagne di doppietta.

Ma come si è avvicinata al mondo, non proprio femminile, della caccia?

«È cominciato quasi per caso. Io sono originaria di Conegliano e ho sempre fatto la segretaria. Poi, un giorno, accade che mio marito Luciano ha un brutto incidente sul lavoro che gli fa perdere l'occhio destro. Era luglio del 1977: è stato un dramma. Lui amava tanto la caccia, era bravo, ma a causa di questo handicap rischiava di non poter più coltivare questa sua grande passione».

Come avete affrontato questa disgrazia?

«Insieme, come sempre abbiamo fatto dal momento in cui ci siamo sposati. Gli amici gli dicevano che non avrebbe più potuto sparare senza un occhio. Io gli ho preso la mano e gli ho detto: Luciano mio, non ti preoccupare, a settembre vengo io con te. E così è stato».

Com'è andata quella prima volta a caccia con suo marito?

«Inizialmente era molto difficile, non sapevo niente. Per due anni sono stata il suo braccio destro, compensavo quell'occhio che non aveva più. Gli stavo appresso senza fucile, lo aiutavo, gli dicevo: “Attento Luciano”, quando percepivo che un fagiano stava per levarsi».

E poi, chi l'ha spinta a farsi la licenza?

«La cosa che più mi attirava era il rapporto che si veniva a creare con i cani. Avevamo tre pointer, un'intesa difficile da spiegare. Sono andata a scuola e nel 1980 mi hanno promosso: finalmente avevo la licenza».

Una volta diventata cacciatrice a tutti gli effetti, ha superato in bravura suo marito? Siete diventati in qualche modo rivali?

«Direi di no, anzi, eravamo più uniti e affiatati di prima. E' stato fantastico fino a quando nel 1994 è deceduto».

Ha pensato di mollare?

«Sì, per un attimo, ma poi ho guardato i nostri cani e ci ho ripensato. Noi non abbiamo avuto figli, quindi il legame con i cani è sempre stato molto forte. Dopo i tre pointer, è arrivata Perla e poi Mara, una setter, molto brava: l'anno scorso è mancata ed è stato un enorme dispiacere. Mi è rimasta Ambra, la mia bella cocker nera e marrone. La caccia è un modo per stare in mezzo al verde e viverlo fino in fondo».

Cosa le piace di più quando partecipa a una battuta di caccia?

«La caccia è sempre caccia, non è cambiata da quando ho cominciato. Ogni volta però il momento che mi fa battere di più il cuore è quando il cane va in ferma, ti guarda negli occhi e ti dice: “È là la preda”. Sembra che ti parli. Poi, all'improvviso, dall'erba alta si alza in volo un fagiano. In quei pochi attimi uomo e natura si fondono insieme».

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