Investito dal nonno nel giardino di casa. Per l’Europa l’assicurazione deve pagare

ANZANO. «Ogni processo è una ferita che si apre». La ferita nel cuore di Laura Mometti, madre di Daniele Peresano, è profonda, insanabile. Suo figlio è morto ad appena 16 mesi, schiacciato nel 2008 dalle ruote del camper di proprietà della zia, guidato dal nonno nel cortile privato della sua abitazione ad Anzano.

Il processo a cui si riferisce la madre riguarda proprio il luogo dove è avvenuta la tragedia. Essendo un’area di proprietà privata, per la legge italiana l’assicurazione non è tenuta a pagare il danno per la responsabilità civile del conducente, la normativa europea, invece, sostiene l’opposto. Da qui il ricorso della famiglia, assistita dall’avvocato Alessandra Gracis, che si fonda su una sentenza della Corte di Giustizia europea che al contrario aveva imposto il risarcimento all’assicurazione anche nel caso in cui l’investimento accada in uno spazio privato a prescindere dal contesto della circolazione stradale.
IL PRONUNCIAMENTO
Ora l'ultima parola spetterà alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, dopo undici anni di cause giudiziarie, decideranno una volta per tutte le sorti di questo processo. Aprendo anche la strada ad altri casi analoghi, decidendo se allineare o meno la normativa italiana a quella europea in tema di risarcimento danno auto. A richiedere il pronunciamento delle Sezioni Unite è stata la terza Sezione Civile della Suprema Corte, presieduta dalla dottoressa Adelaide Amendola, che ha affrontato il ricorso. I giudici hanno anche sottolineato le enormi ripercussioni che l'eventuale recepimento della normativa europea potrebbe avere nel nostro Paese. «Il pronunciamento ci sarà entro un anno», fa sapere l’avvocato Alessandra Gracis che si dimostra fiduciosa «stiamo andando ai tempi supplementari.
LA TRAGEDIA
L’incidente al piccolo Daniele era avvenuto il 16 maggio 2008. «Stavo recuperando i bambini– racconta straziata mamma Laura– mi è capitato davanti il fratellino per chiedere di andare in bagno. È stato solo un attimo. Daniele è corso fuori dal nonno. E poi... È stato terribile». Il camper era partito dall’imbocco della rampa del garage e per procedere in avanti. A tradire nonno Ferdinando l’altezza del mezzo che non gli ha consentito di vedere il piccolo nipotino spuntato inaspettatamente. Lucia Da Ros, infermiera e vicina di casa, aveva tentato di rianimarlo praticandogli il massaggio cardiaco. Tutto era stato inutile. Per i genitori di Daniele si è trattato di una sciagura che li ha scossi profondamente.
L’ITER GIUDIZIARIO
Fin da subito l’assicurazione aveva alzato le mani. Nessun risarcimento, l’incidente non è avvenuto su «strade pubbliche o a queste equiparate, per tali ultime intendendosi anche le aree private dove sia consentita la circolazione a un numero indeterminato di persone». Una risposta che ha aggiunto dolore al dolore. «Quello che ho sostenuto partendo da questo caso drammatico– spiega il legale della famiglia– è l’assurdità di prevedere una tutela delle vittime di serie A e un’altra di serie B. Per questo ho segnalato questa anomalia alla Commissione Europea, la quale ha aperto un’indagine. In Italia seguiamo una nostra interpretazione autoctona della legge sull’assicurazione obbligatoria». A rafforzare questa interpretazione anche un caso simile accaduto in Slovenia. La Corte di Giustizia dell’Ue nel 2014 aveva ribadito il principio giuridico secondo cui rientra nella nozione di “circolazione dei veicoli” qualunque uso di un veicolo che sia conforme alla funzione abituale dello stesso. La Corte d'Appello di Milano aveva però dato torto ai Peresano. I due casi nulla hanno in comune, aveva sostenuto, e dunque Vittoria Assicurazioni Spa nulla doveva risarcire ai Peresano. Da qui la decisione di rivolgersi alla Corte di Cassazione che l’11 settembre scorso ha rimesso la causa alle Sezioni Unite.
PROSSIMI SVILUPPI
È la prima volta che un caso simile approda alle massime assise della Cassazione. «La famiglia Peresano ha il merito di aver proseguito questa via fino in fondo» spiega l’avvocato Gracis. La partita non è solo giuridica, ma anche economica. «È stato un iter difficile – sottolineano Claudio Dal Borgo e Mersia Lucchese, responsabili Giesse Risarcimento Danni che hanno seguito il caso – abbiamo voluto puntare l’attenzione su un corto circuito del nostro ordinamento che ora gli Ermellini chiariranno una volta per tutte: questa immane tragedia potrà per lo meno servire, a far allineare la normativa italiana a quella europea ». La Terza Sezione Civile che nella sua “ordinanza interlocutoria” ha ribadito come il caso Peresano potrebbe fare giurisprudenza, ribaltando un assunto di legge che fino ad oggi in Italia non era mai stato toccato. Se così fosse si aprirebbe uno scenario del tutto nuovo: la nozione di circolazione stradale verrebbe rivista e se fosse «parametrata a ogni uso del veicolo conforme alla sua funzione abituale» richiederebbe nuove valutazioni sia in termini economici sia di premi assicurativi « nell’ottica di una più compiuta tutela delle vittime». —
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